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teologia sistematica

coraggio

monoteismo ecumenico

prospettiva:

monoteismo virtuale

il discorso umano su dio

conoscenza “razionale” di dio?

rom 1,19

dio creatore di tutto.

la rivelazione.

la fede .

argomenti esterni

argomenti interni

fede e ragione

le prove dell’esistenza di dio

a. prova cosmologica.

b. prova ontologica.

c. prova storica.

d. prova antropologica.

motivati a credere

il vat. i°............................................................................................. espliciterà:

approccio religioso

perchè l’uomo è religioso?

si può conoscere dio?

rom 1,19 conferma:

la creazione come presupposto dell'alleanza

creazione e salvezza

tutta la realtà dipende totalmente da dio.

la libertà della creazione

la creazione dal nulla

l'inizio temporale del mondo.

il concorso divino,

l’azione dell'uomo

-rivelazione del padre nell'antico testamento-

dio è tutto ciò che ha

dio si rivela all'uomo!

la rivelazione di yhwh nell'at

la monolatria primitiva

il dio di mosè

stipulazione di un'alleanza sul sinai: il decalogo

dalla monolatria al monoyahwismo

i profeti richiamano il popolo alla fedeltà a yhwh

yhwh comunica lo spirito.

yhwh è padre

yhwh è sposo.

yhwh soffre

la ricerca dei sapienti. 400-450 a.c.

daniele.

dio

la creazione

fine ultimo e suprema beatitudine dell'uomo.

a. virtù teologali

l'uomo alla luce della parola di dio

l'uomo in dio

dall’esperienza umana su dio deduciamo:

tensioni del monoteismo:

la negazione di dio

condannare l'ateismo non è sufficiente,

le quasi-religioni

esperienza e conoscenza di dio

l'esperienza religiosa.

il sacro

teologia contemporanea

karl rahner e il secolo ventesimo

la figura e l'opera di karl rahner

1. l'uomo.

2. il divenire di dio.

la sofferenza

la sofferenza umana

anche se la sofferenza umana deriva dal male.

auschwitz

il mondo esistente

la sofferenza umana e il progetto di  redenzione

non solo sopportare il dolore, ma combatterlo

non solo combattere il dolore, ma "comprenderlo"

l'onnipotenza di dio,

ateismo in nome dell’autonomia dell’uomo

- immanuel kant

- per l. feuerbach,

- k. marx,

- nietzsche,

nichilismo:

- camus,

stile della risposta  all’ateismo

-modello apologetico:

-modello dialogico:

-modello dialettico:

religioni

-induismo-

il cristianesimo è una religione?

l'esistenza cristiana nel segno dell'eschaton

nella chiesa peregrinante,

nella vita del singolo credente

-dio si rivela all'uomo-

la specificità del cristianesimo

teologia cristiana delle religioni

c’è rivelazione nelle scritture delle altre religioni,

le religioni senza dio:

nelle religioni teistiche

a. cristo sì, chiesa no.

b. dio sì, cristo no.

c. religione sì, dio no.

d. sacro sì, religione no.

ritorni della magia.

ritorni dello gnosticismo.

monismo panteista:

nella nuova religiosità

i principali nuovi movimenti

-testimoni dl geova-

hare krishna:

meditazione trascendentale:

gli arancioni di bhagwan shree rajneesh:

dianetics. la chiesa di scientology:

cenni dottrinali:

new age:

-religioni del potenziale umano

la chiesa unificazionista di sun myung moon:

moon (approfondimento)

nuovi movimenti religiosi

satya sai baba

preghiere

- accogli il soffio del padre,

-preghiera indù per avere coraggio-

-signore,

- dove poso il capo, signore?

-dalla lettera di s. paolo apostolo agli efesini:

-“quando cadrà il velo dai nostri occhi,

è scritto:

lo spirito santo

 

 

http://web.tiscali.it/martiri

 

coraggio

coraggio, fratelli teologi di ogni confessione  monoteistica, il tempo stringe

 

prospettiva: elaborazione di una teologia comune per la rinascita di una nuova civiltà mondiale.

 

monoteismo ecumenico

in quei giorni, dio condusse abràm e gli disse: ”guarda il cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “tale sarà la tua discendenza”. egli credette al signore, che glielo accreditò come giustizia (genesi 15,5-7). rivendico questa comunione familiare di tutti i figli di abramo, ovvero di tutti i monoteisti. sarà ritenuto volgare, un giorno, il proselitismo attivo tra le religioni monoteiste, al punto che una deve difendere gli interessi delle altre e viceversa. nessuno osi fondare, da questo mio lavoro, una nuova religione. non è nostra competenza l’argomento su quale sia la migliore religione, ogni uomo segua la sua nella libertà della sua coscienza, chi viene sorpreso a fare proselitismo nella nostra associazione venga prima rimproverato e poi allontanato.

 

prospettiva:

elaborazione di una teologia comune.

risolvere il problema religioso (gli interrogativi esistenziali sul perché si nasce, si muore, il dolore, il senso della vita, il male, ecc.) è fondamentale per la formazione della coscienza morale, infatti per fare scelte responsabili è necessario possedere un discernimento su ciò che è bene e su ciò che è male, ed avere chiaro l’obiettivo e lo scopo di tutta la mia vita. questa conoscenza mi può essere data sia dall’osservazione della legge naturale (come un uomo che vede un sentiero nella notte con la luce della luna), che dalla rivelazione (che nella stessa comprensione eccelle per quantità e qualità come un uomo che vede un sentiero con la luce del sole). la dimensione religiosa è centrale per risolvere il problema umano ed il problema morale. e’ inutile mandare l’uomo nello spazio, quando quest’uomo che abbiamo mandato li non sa chi è e qual’è il significato della sua esistenza. la somma tecnologia allora si potrebbe trasformare nella più grande rovina. i danni che uno può fare con una clava, non sono certamente paragonabili a quelli delle armi chimiche, batteriologiche o nucleari. ne consegue che la coscienza necessita di un processo di formazione permanente, per orientarsi verso scelte responsabili. solo un grande e globale sistema di significato (concezione della vita) può sottrarre l’uomo dall’ansia di queste domande esistenziali e rispondere al suo bisogno di senso e di significato. non c’è società che non sia retta da leggi morali e non c’è realtà morale che non si fondi sui contenuti culturali o sui principi morali di una religione.

quando questo patrimonio morale viene messo in discussione o si disperde, incomincia subito il lento ma inarrestabile declino di quella società. così sono scomparsi grandi civiltà. ogni civiltà rappresenta un codice linguistico, morale, mentale e comportamentale indispensabile perché gli uomini possano collaborare a costruire la loro sicurezza e il loro benessere. il nostro tentativo deve avere la priorità assoluta perché il futuro dell’uomo dipende necessariamente da un progetto di umanesimo globale ed integrale. tutto, contrariamente, potrebbe precipitare in visioni individualistiche e unilaterali. urge elaborare un monoteismo virtuale perché tutti i credenti in dio possano armonizzarsi all’interno di categorie culturali comuni. solo la comunione di tutti i figli di dio (o di quello che dio rappresenta: gli ideali assoluti universali e trascendenti) potrà salvare il mondo dall’assurdo e potrà dargli un progetto idoneo ad affrontare senza pericoli il terzo millennio.

per venire incontro alle esigenze di un dialogo ecumenico, e per elaborare delle categorie spirituali universalmente condivisibili elaboro una teologia monoteistica virtuale. il riconoscimento di un principio supremo che sostenga e fortifichi l’unità e l’amore fra tutti gli uomini “religiosi”(vedi vocab.) del pianeta, facendo comprendere teologicamente la loro unità e la loro comune appartenenza. la condivisione del monoteismo infatti è il fondamentale, mentre la religione specifica è il categoriale.

     già nella rivelazione dei dieci comandamenti di mosè (comandamenti comunque fondati sulla legge naturale, per questo, li ritroviamo nei principi fondamentali di tutte le religioni positive) si trova la piena realizzazione dell’uomo. le religioni, quindi sono come tante vie per essere aiutati in questa realizzazione. vie importanti perché il mistero sovrannaturale del male, vince facilmente le resistenze deboli dell’uomo. questo raggio di luce divina che è racchiuso nel nostro cuore anela a ritornare alla sua fonte.

l’associazione si dedica all’evoluzione spirituale dell’uomo con il riconoscimento di un monoteismo virtuale ed ecumenico, rifuggendo ogni forma di volgare proselitismo e in filiale attenzione di tutte le autorità religiose che rappresentano i nostri maggiori alleati. siamo figli e servi devotissimi di ogni autorità religiosa che sappia dimostrarsi maestra di spiritualità. questa autorità religiosa è credibile solo se testimonia con la coerenza delle sue opere sante e se ci fa da guida all’amore ecumenico. l’associazione riunisce uomini di ogni fede religiosa ed atei, ritiene volgare il proselitismo e professa l’assoluta libertà di ogni uomo nel santuario della sua coscienza. si impone solo di non dire bugie, neanche le più piccole, di non fare ad alcuno quel male che non si vorrebbe ricevere. questa è per noi la base fondamentale per il dialogo, mentre ogni aderente alla nostra associazione deve accettare almeno globalmente i nostri ideali e porre per iscritto gli eventuali motivi di dissenso, affinchè diventino base di ulteriore riflessione ed approfondimento.

     se si riconosce che, quando indichiamo il nome di dio, intendiamo l’ideale assoluto, universale e trascendente degli ideali di giustizia e verità. comprendiamo come al di la delle parole e dei concetti, il nostro messaggio è genuinamente laico o genuinamente razionale e prescinde (per lo meno non necessita di categorie di credo religioso), da una fede in dio in senso stretto. così chi non ha il dono della fede fra noi si troverà a suo agio nel momento in cui riconosce, appunto il principio spirituale degli ideali di giustizia e verità.

     tuttavia è necessario trovare un linguaggio che accomuni tutti gli uomini che credono in dio, e a tal fine elaborare un linguaggio religioso che sia ad essi utile. per servire e tutelare ogni identità e cultura, che necessita di un linguaggio teologico per comunicare.  porta a un corretto atteggiamento ecumenico che parte dal riconoscimento della inequivocabile religione naturale. tutto ciò che è negativo non è legale o da noi tollerabile.

     dobbiamo amare il bene e odiare il male con tutto il cuore: questo principio è in concreto già un atto religioso è il fondamento di ogni religione positiva come di quell’unica religione naturale e universale.

     il nostro unico obiettivo è quello di far riconoscere ad ogni uomo che: “la gloria di dio (o quello che dio rappresenta gli ideali di giustizia e di verità) è anche la vera gloria dell’uomo”. così siamo rispettosi di ogni autorità religiosa e la aiutiamo nel suo compito tanto fondamentale che è quello di far conoscere il grande amore di dio ed il suo progetto di felicità nei confronti di ogni uomo.

 

monoteismo virtuale

il discorso umano su dio

  (at 17, 16s.) in atene, mentre paolo stava aspettando, il suo animo si infiammava di sdegno, vedendo come la città era piena di idoli. [17] intanto discuteva nella sinagoga con i giudei e con i timorati di dio, e discuteva anche nel mercato ad ogni ora del giorno con quelli che vi capitavano. [18] anche alcuni dei filosofi epicurei e stoici si misero a parlare con lui, e alcuni dicevano: "che cosa intende dire questo seminatore di chiacchiere?". altri poi, sentendo che predicava gesù e la risurrezione, dicevano: "sembra essere un predicatore di divinità straniere". [19] e così lo presero e lo portarono all'areopago dicendo: "possiamo sapere qual è questa nuova dottrina che tu ci insegni? [20] infatti le cose che tu dici ci suonano strane. vogliamo dunque sapere di che si tratta". [21] tutti gli ateniesi infatti, e gli stranieri residenti ad atene, non trovano miglior passatempo che quello di riferire o di ascoltare le ultime novità. [22] allora paolo, ritto in mezzo all'areopago, disse: "ateniesi, sotto ogni punto di vista io vi trovo sommamente religiosi. [23] infatti, passando e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare su cui stava scritto: «a un dio ignoto!». ebbene, quello che voi venerate senza conoscerlo, io vengo ad annunziarlo a voi: [24] il dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che in esso si trova. egli è signore del cielo e della terra e non abita in templi fabbricati dagli uomini, [25] né riceve servizi dalle mani di un uomo, come se avesse bisogno di qualcuno, essendo lui che dà a tutti vita, respiro e ogni cosa. [26] egli da un solo ceppo ha fatto discendere tutte le stirpi degli uomini e le ha fatte abitare su tutta la faccia della terra, fissando a ciascuno i tempi stabiliti e i confini della loro dimora, [27] perché cercassero dio, e come a tentoni si sforzassero di trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. [28] in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: "di lui, infatti, noi siamo la stirpe". [29] essendo dunque noi della stirpe di dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile a oro, o ad argento, o a pietra, che porti l'impronta dell'arte o dell'immaginazione dell'uomo. [30] ma ora, passando sopra ai tempi dell'ignoranza, dio fa sapere agli uomini che tutti, e dappertutto si convertano, [31] poiché egli ha stabilito un giorno nel quale sta per giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, accreditandolo di fronte a tutti, col risuscitarlo da morte". [32] quando sentirono parlare di risurrezione dai morti, alcuni lo canzonarono, altri dicevano: "su questo argomento ti sentiremo ancora un'altra volta". [33] così paolo se ne uscì di mezzo a loro. [34] ma alcuni uomini si legarono a lui e abbracciarono la fede. tra essi c'era anche dionigi l'areopagita, una donna di nome damaris ed altri con loro.

 

conoscenza “razionale” di dio?

lo stolto pensa: dio non esiste.

 il sal 14,1-7 esprime così la sua certezza: “lo stolto pensa: non c’è dio. sono corrotti, fanno cose abominevoli: nessuno più agisce bene. il signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c’è uno che cerchi dio. tutti hanno traviato, sono tutti corrotti; più nessuno fa il bene, neppure uno. non comprendono nulla tutti i malvagi, che divorano il mio popolo come il pane? non invocano dio: tremeranno di spavento, perché dio è con la stirpe del giusto. volete confondere le speranze del misero, ma il signore è il suo rifugio. venga da sion la salvezza d’israele! quando il signore ricondurrà il suo popolo, esulterà giacobbe e gioirà israele”.

 

rom 1,19

“[19] poiché ciò che è noto di dio è loro manifesto in loro: [20] infatti dopo la creazione del mondo dio manifestò ad essi le sue proprietà invisibili, come la sua eterna potenza e divinità, che si rendono visibili all'intelligenza mediante le opere da lui fatte. e così essi sono inescusabili, [21] poiché, avendo conosciuto dio, non lo glorificarono come dio né gli resero grazie, ma i loro ragionamenti divennero vuoti e la loro coscienza stolta si ottenebrò. [22] ritenendosi sapienti, divennero sciocchi, [23] e scambiarono la gloria di dio incorruttibile con le sembianze di uomo incorruttibile, di volatili, di quadrupedi, di serpenti”. queste affermazioni bibliche indicano come tra il naturale e il soprannaturale, tra ragione e fede non vi è assoluta discontinuità.  

 

dio creatore di tutto.

(il vaticano i, nel dei filius, 24.4.1870)

ds 3001 l'unico dio è creatore di cielo e terra. [can.1: contro chi nega l'esistenza di dio]. [can.3: contro il panteismo: «una e unica è la sostanza di dio e di tutte le cose»]. ds 3002  dio ha creato non per bisogno, ma liberamente, per manifestare la sua perfezione. [can.2: contro il materialismo]. ds 3003  ciò che ha creato, dio lo governa con la provvidenza.

 

la rivelazione.

ds 3004  dio può essere conosciuto con certezza dalle cose create, attraverso il lume naturale della ragione. tuttavia ha voluto fare conoscere sé e la sua volontà attraverso una via soprannaturale: il figlio incarnato. [can. 1: contro chi nega la possibilità della teologia naturale]. [can. 2: contro il deismo]. [can. 3: contro il razionalismo]. ds 3005  la rivelazione non era in sé necessaria, ma in vista dell'ordinazione soprannaturale dell'uomo a partecipare di beni che superano l'intelligenza umana. ds 3006  scrittura e tradizioni. ds 3007  interpretazione.

 

la fede .

ds 3008 siamo tenuti a prestare a dio che si rivela il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà nella fede: la fede trascende la ragione e ne chiede la subordinazione. la fede è l'inizio dell'umana salvezza, una virtù soprannaturale con la quale, con l'aiuto della grazia di dio, crediamo che son vere le cose che ci ha rivelato. non per la verità intrinseca percepita col lume della ragione naturale, ma per l'autorità di dio che si rivela, che non può né ingannare né ingannarsi. [can. 1s: contro l'autonomia della ragione: "dio non può comandare la fede"]. ds 3009  miracoli e profezie: segni della rivelazione certissimi e adatti all'intelligenza di tutti. [can. 3: contro il fideismo: «bisogna credere solo per una mozione interna»]. [can. 4: contro l'agnosticismo e il mitologismo]. ds 3010  nessuno può credere senza l'illuminazione dello spirito santo: la fede è un dono soprannaturale, attinente alla salvezza. con la fede l'uomo presta libera obbedienza a dio, consentendo e cooperando alla sua grazia. la fede non coincide con la carità, rimanendo la prima anche in assenza della seconda. [cf. orange, 3.7.529, can. 7: occorre il lume dello spirito santo, non basta il lume della ragione, per attingere la salvezza]. ds 3011  oggetto della fede sono le cose contenute in verbo dei scripto vel tradito e quelle che la chiesa propone (tamquam divinitus rivelata) con giudizio solenne o col magistero universale e ordinario. ds 3012 è necessario averla, per piacere a dio; è necessario perseverarvi.

 

argomenti esterni 

la chiesa stessa – (veluti signum levatum in nationibus) - «è perpetuo motivo di credibilità e testimonio della sua missione divina». disse un cardinale a napoleone “eccellenza, non siamo riusciti noi a distruggere la chiesa in tanti secoli e come può pretendere di riuscirci lei!?” ds 3013  

 

argomenti interni

dio dona la sua grazia a coloro che sono nell'errore, illuminandoli internamente. ds 3014

 

fede e ragione

ds 3015 c'è un doppio ordine di conoscenza: soprannaturale e naturale; ds 3016  il ruolo della ragione è: sviluppare l'analogia, in base a ciò che conosce naturalmente; cogliere il nesso dei misteri fra loro e con il fine ultimo dell'uomo, anche se sulla terra siamo pellegrini e quindi un velo rimane sempre. ds 3017 non v'è opposizione fede-ragione, lo stesso dio che è autore della rivelazione ha anche creato la ragione umana. ds 3018 fede e ragione devono reciprocamente sostenersi:

     * la ragione (utilità delle scienze umane) dimostra i fondamenti della fede e coltiva la scienza delle cose divine;

     * la fede e la ragione si liberano reciprocamente dagli errori e si istruiscono.

di dio è possibile una conoscenza in senso molto ampio. non come  una dimostrazione (demonstratio) matematica-oggettiva, ma lo si può conoscere (cognoscere) in una esperienza ‘personale’. lo si può conoscere per  analogia: es. (il pane e giovanni sono ‘buoni’: si predica di due soggetti un medesimo attributo in parte comune e in parte diverso). concilio lateranense iv: (ds 806) «tra creatore e creatura non si può notare una somiglianza tale che non si debba poi osservare una dissomiglianza ancora maggiore». teologia negativa: di dio si può dire soprattutto ciò che non è: in-visibile, in-corporeo, in-finito, ecc. è una ‘dotta ignoranza’, un sapere di non sapere. dionigi pseudo-aeropagita: «in ordine a dio, le negazioni sono vere, le affermazioni sono insufficienti».    1. affermazione: dal finito all'infinito, dagli effetti creati si risale al creatore [catafatica]; 2. negazione: il nostro linguaggio, il nostro modo di esprimerci è finito [apofatica]; 3. sovraeminenza: se c’è il buono finito, c’è anche il buono infinito (le perfezioni finite devono essere attribuite a dio in modo insuperabile).

 

le prove dell’esistenza di dio

 

a. prova cosmologica.

tutto il cosmo interpella con la sua esistenza, il suo ordine, la sua bellezza, la sua caducità. - aristotele e s. tommaso: “non si può risalire all'infinito tra gli anelli della catena: ci dev'essere un ‘super-anello’, la causa prima, dio”. * movimento: tutto ciò che si muove è messo in moto da un altro un motore  immobile. * causalità: nessuno è causa di se stesso, quindi certamente deve esiste una causa prima non causata. * contingenza: ogni cosa esiste condizionata da altre, in senso graduato. quindi deve esistere un essere necessario, non condizionato, assoluto. * gerarchia dell'essere: le cose sono più o meno belle, buone, ecc. questo si può dire perché esiste il massimo della perfezione. * finalità: ogni cosa agisce secondo un ordine e una finalità, anche nel campo del non-intellettivo, certo una intelligenza superiore e libera ha posto l'ordine e la finalità.[a. einstein, w. heisenberg, c.f. von weizsäcker: “nella natura ci sono delle leggi, che l'uomo riconosce e applica. quest'ordine non deriva dall'uomo. come l'uomo con il suo spirito fa progetti ordinati, così dev'esserci uno spirito che ha progettato ordinatamente la natura, e la rende intelligibile allo spirito umano”].[m. heidegger: “perché esiste qualcosa anziché niente? stupore! pur contingente, l'essere è (limitatamente) necessario: in quanto è, non può non essere. l'essere limitato (creato) si spiega alla luce dell'essere assoluto (dio)”]. *conclusione: dio è il fondamento in-fondato libertà dalla dipendenza e dal limite.

 

b. prova ontologica.

non si dimostra dio a partire dal mondo. dio deve essere dimostrato a partire da dio! non si parte dal mondo per affermare dio, ma da dio per affermare il mondo (anselmo d’aosta). l’idea di dio include in sé l’essere(bonaventura, cartesio, hegel). ma [gaunilone] tra piano logico e piano ontologico non c’è passaggio necessario: ciò che è nella mia testa non è necessariamente nella realtà. risposta: questa non è un’idea come le altre, infatti rappresenta l’esigenza della coscienza collettiva. nell’impostazione platonico-agostiniana (cf.= idealismo), pensiero ed essere non sono sganciati, il pensiero è una forma di partecipazione all’essere e di comprensione dell’essere.

 

c. prova storica.

cicerone: “dappertutto e sempre nella storia dell’umanità si è creduto nella esistenza degli dei: dunque si tratta di un’idea innata”.

 

d. prova antropologica.

1. agostino: dio è la verità primordiale, dio è fine e compimento dell’uomo, esigenza del cuore dell’uomo. 2. kant: dio è un postulato della ragion pratica, possibilità e garante dello sforzo morale dell’uomo e della felicità che vi è connessa, esigenza della coscienza dell’uomo. 3. rahner: l’uomo sperimenta dentro di sé lo scarto fra ideale e reale. l’uomo non è chi vorrebbe essere, perché a causa del suo peccato non riesce a realizzare neanche l’approccio trascendente possibile. perché protestiamo? se fossimo fatti per il limite, non ce ne rammaricheremmo. ma ci prepariamo a superare il limite nel momento in cui lo avvertiamo come tale. siamo chiamati a realizzarci nella libertà. ma la libertà - a fronte di tanti condizionamenti - è un’aspirazione più che un dato effettivo. che cosa mi dà il coraggio di credere alla libertà? l’amore il desiderio del bene. cos’è il bene? soffrire il limite perché siamo fatti per l’assoluto, quindi il bene è l’assoluto.

 

motivati a credere

credere in dio non è contrario alle esigenze della ragione: nell’uomo c’è un’apertura fondamentale a dio! allora vale la pena di fare teologia “razionale”! ci invitano a questo  movimento ed approfondimento non solo la dignità che il creatore ha posto nella ragione umana, ma anche inequivocabili testi biblici: nell’a.t. : gen, 1; 2. /sap 13; sal 14. nel n.t.:il mondo è metafora del regno di dio è colto nella natura e nella storia. nelle lettere di s. paolo ai romani, la creazione, la coscienza dell’uomo e quindi i pagani possono conoscere dio. s. giovanni afferma che l’uomo anela alla salvezza e ne ha comprensione: logos endiathetos-prophorikos. c’è quindi una teologia naturale già nella bb, non  trattasi di una teologia ‘sistematica’ perché la logica biblica è quella esistenziale, ma chiaramente si comprende come ci sia tra l’ordine della salvezza e l’ordine della creazione una spontanea continuità. abbiamo inequivocabilmente una via cosmologica ed una via psicologica. nell’esplicitazione del dato teologico la chiesa ci regalerà espressioni come queste: il s.c. affermerà: (gratia supponit naturam - fides supponit rationem) la grazia presuppone la natura, la fede suppone la ragione.

 

il vat. i°         espliciterà:

la fede è  obsequium rationi consentaneum; il vat ii aggiungerà la prospettiva storico-salvifica (gs 19-22 / dh 14). la fede è nell’uomo, non esiste in astratto ma è un actus humanus: c’è una  inculturazione che esige una fondazione razionale. la fede va comunicata universalmente: 1pt 3,15: deve cercare la trasmissione mediante l’aggancio con la ragione che è una radice comune a tutti gli uomini. la fede non si motiva da sola, ma ha una sua ragionevolezza: da questa nasce la teologia razionale  che ha il compito di dimostrare (non la fede, ma) la conformità della fede alle esigenze della ragione, infatti tra realtà creata e realtà della salvezza non c’è contraddizione: la fede è un vedere dentro e al di là: è dare senso al bisogno di senso che trova risposta nelle cose puramente materiali. la conoscenza “naturale”. cosa intendiamo per “conoscenza naturale”? ma la chiesa e la fede cristiana ci dicono che questo dio che noi conosciamo nella rivelazione, è un dio che, in un certo senso, senza definirne i limiti, può essere conosciuto dalla ragione umana a partire dalle realtà create. lo stesso concetto da un altro punto di vista: “dio è”, è un’affermazione di fede, ma non un’affermazione fideistica, non irresponsabile di fronte alla ragione umana. nell’at, la conoscenza si fonda sull’azione di dio che entra a contatto personale con gli uomini e si fa conoscere. in certi testi, però, si afferma anche che dio fa conoscere qualcosa di sé nel fatto stesso della creazione del mondo: sal. 19, 2: “i cieli narrano la gloria di dio”. la gloria (nel senso di manifestazione-presenza) di dio, ha una dimensione cosmica; dio fa sentire nel cosmo la sua presenza. e’ un’idea presente nel libro della sapienza (libro “greco”, scritto in ambiente alessandrino), 13, 1 ss.: dalle creature, per analogia, si conosce il creatore. nelle sacre scritture (anche nel nt) si parla si questa possibilità di una certa conoscenza tramite la creazione, possibilità che spesso non si realizza per il colpevole atteggiamento degli uomini, per il loro “sguardo non limpido”; cfr. rom 1, 19-23: la non scusabilità di coloro che hanno trasformato e ridotto l’essere di dio nell’immagine e nella figura degli idoli, esseri corruttibili; in particolare, ciò che l’uomo può conoscere di dio è perché dio stesso lo ha manifestato. la conoscenza di dio non è quindi qualcosa che l’uomo può raggiungere nella freddezza e nella “scientificità” pura [modernamente intesa], ma è una conoscenza nella quale l’aspetto morale (non solo intellettuale) ha un ruolo fondamentale. la mente e il cuore ottusi, infatti, confondono l’immagine di dio in un modo non scusabile. ma è importante ribadire che non si tratta di un semplice processo di conoscenza “fredda” e distaccata, ma dato il particolare “oggetto”, giocano un ruolo determinante gli elementi soggettivi dell’uomo. cfr. df (ds 3004; 3025), tenendo presente che il contesto del vaticano i era di lotta contro il razionalismo e idealismo. dio si lascia conoscere anche tramite la creazione. mostrare la possibilità dell’esistenza di dio (in un momento storico che non conosceva la separazione moderna di “filosofia” e “teologia”) a partire dalla creazione era uno degli obiettivi dei pensatori medioevali. il medio evo parla di due libri dati dalla provvidenza di dio: la parola e la creazione, “libri” aperti alla conoscenza della verità.

nel xix secolo, il fiorire del razionalismo nel suo tentativo di ridurre la fede alla ragione, ha portato ad una reazione esattamente opposta, soprattutto negli ambienti del tradizionalismo francese, fortemente fideistico: è impossibile conoscere dio mediante la creazione. d’altra parte, però, cfr. ds 2751 ss.; 2765 ss.; 2811 ss: in alcuni di questi testi si utilizza anche la parola “demonstratio” parlando della ricerca dell’esistenza di dio. il vaticano i, nella costituzione dei filius, ha tentato una mediazione fra razionalismo e fideismo: l’atto di fede non è qualcosa di cieco e “ir-razionale”, ma non è nemmeno riducibile alla sola ragione; cfr. ds 3004 (e il corrispondente canone 3026): “dio, principio e fine di tutte le cose, con la luce naturale della ragione umana e a partire dalle realtà create, in modo certo può essere conosciuto”. il testo di riferimento è il già citato rom 1,20. il vaticano non va al di là dell’affermazione della possibilità reale. anche se il tono del ds 3025, non appare molto ottimista: di per sé, dice il concilio, molte cose non sarebbero impossibili alla ragione umana, ma nelle condizioni presenti, con l’aiuto della rivelazione, queste verità che di per sé la ragione umana potrebbe raggiungere da sola, la rivelazione le fa conoscere a tutti in modo più chiaro. ds 3015: con ancora maggior chiarezza si delineano due ambiti di conoscenza: una via naturale e una soprannaturale. la conoscenza di dio mediante la creazione è sempre conoscenza di quell’unico dio che procede già nella creazione verso il proprio donarsi pieno d’amore. possiamo dire, quindi, che la conoscenza di dio non è della “natura pura”, ma è di quel dio che già nella creazione inizia a darsi completamente.

 

approccio religioso

morfologia: religio - religare - religere (negligere): prestare una scupolosa attenzione, riverenza e timore dinanzi al sacro - praticare il culto agli dei: religiones sono i culti trekseia, latreia - din. il concetto è proprio della cultura occidentale: ciò che è della religione per l’occidente, non lo è altrove. tratto comune: al di là e al di fuori del mondo e della vita quotidiana c’è un’altra realtà, una «potenza», da cui l’uomo dipende, con cui l’uomo si mette in relazione: religione è il rapporto con questa realtà: tommaso d’aquino: «religio proprie importat ordinem ad deum» (sth ii-ii,q.81, a.1) 1. riconoscimento dell’esistenza del divino, comunque percepito; 2. riconoscimento della dipendenza da questa realtà: -nell’essere , in quanto creati, -nell’agire, in quanto ci sono delle leggi, -nel benessere, in quanto ci sono premi e castighi;  3. sforzo di attirarsi la benevolenza del divino con la preghiera, il culto e i sacrifici: - compiuti personalmente, - compiuti per mezzo di sacerdoti; 4. contatto con il mysterium fascinosum et tremendum: timore-amore-desiderio.

 

perchè l’uomo è religioso?

- perché sperimenta l’esperienza della fragilità e vulnerabilità: l’uomo cerca un aiuto presso la potenza; esperienze: -l’esperienza della natura esistente e grandiosa: l’uomo si stupisce, perché dietro le cose c’è la potenza. - esperienza della sofferenza, del male, della morte. la morte c’è, ma c’è anche l’aspirazione a  vivere dopo la morte. -esperienza del vuoto, della mancanza di senso, dell’inquietudine: nessuna realtà terrestre riesce a colmare le sue aspirazioni, solo l’infinito può riempirlo; - esperienza della chiamata alla ricerca ed all’incontro. il cosmo con il suo ordine , con la sua bellezza, con la sua caducità veicola un messaggio. s. tommaso: "non si può risalire all'infinito tra gli anelli della catena: ci dev'essere un 'super-anello', la causa prima, dio”. dio è il fondamento increato è libertà dalla dipendenza da ogni realtà limitata. nessuno è causa di se stesso all'infuori di dio. egli è il movimento di tutte le cose, come causa prima non è condizionato da nulla perché assoluto, a differenza di tutti gli elementi del creato che sono fra loro gerarchicamente interdipendenti, d'altronde, agisce secondo un ordine e una finalità, una intelligenza superiore e libera ha posto l'ordine e la finalità. infatti nella natura ci sono delle leggi, che l'uomo riconosce e applica. quest'ordine non deriva dall'uomo. come l'uomo con il suo spirito fa progetti ordinati, così dev'esserci uno spirito che ha progettato ordinatamente la natura, e la rende intelligibile allo spirito umano.

 

si può conoscere dio?

(sal 14,1 lo stolto pensa: dio non esiste)

sap 13,1-5 conferma: [1] davvero stolti per natura tutti gli uomini / che vivevano nell'ignoranza di dio, / e dai beni visibili non riconobbero colui che è, / non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere. [2] ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile / o la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo / considerarono come dèi, reggitori del mondo. / [3] se stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, / pensino quanto è superiore il loro signore, / perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. / [4] se sono colpiti dalla loro potenza e attività, / pensino quanto è più potente colui che li ha formati. [5] difatti dalla grandezza e bellezza delle creature / per analogia si conosce l'autore.

 

rom 1,19 conferma:

 [19]  poiché ciò che è noto di dio è loro manifesto in loro: [20] infatti dopo la creazione del mondo dio manifestò ad essi le sue proprietà invisibili, come la sua eterna potenza e divinità, che si rendono visibili all'intelligenza mediante le opere da lui fatte. e così essi sono inescusabili, [21] poiché, avendo conosciuto dio, non lo glorificarono come dio né gli resero grazie, ma i loro ragionamenti divennero vuoti e la loro coscienza stolta si ottenebrò. [22] ritenendosi sapienti, divennero sciocchi, [23] e scambiarono la gloria  di dio incorruttibile con le sembianze di uomo incorruttibile, di volatili, di quadrupedi, di serpenti.”.

conclusione: 1- tra il naturale e il soprannaturale, tra ragione e fede vi è continuità. 2- no al razionalismo che afferma: la ragione è tanto forte da rendere l'uomo del tutto autonomo. 3- no al fideismo che afferma dio si può conoscere solo attraverso la fede. 4- infatti, dio può essere conosciuto con certezza dalle cose create, attraverso il lume naturale della ragione. tuttavia, ha voluto far conoscere sé e la sua volontà attraverso più vie soprannaturali. di dio è possibile una conoscenza per analogia. tra creatore e creatura non si può notare una somiglianza tale che non si debba poi osservare una dissomiglianza ancora maggiore.

 

la creazione come presupposto dell'alleanza

non ci troviamo di fronte al dio dell'essere, ma dell'agire, dell'esperienza, della salvezza. il dio potente che ha liberato dall'egitto dev'essere il dio di tutto il mondo.

 

creazione e salvezza

 sono momenti distinti ma relazionati

il disegno unico di dio è la realtà definitiva, non i momenti distinti in cui esso si svolge. il disegno si estende a tutti i popoli, anche se il popolo eletto vi ha un posto particolare.

la relazione tra creazione e salvezza

dio ha creato dal nulla. rimane evidente la unicità di dio e la bontà di tutto il creato, come l'unità di tutte le tappe della storia della salvezza. dio ha creato tutto per mezzo del suo spirito, tutto si muove verso di lui e in lui ha consistenza.  l'uomo e il mondo hanno senso da sempre nel suo progetto di amore e di salvezza. l'unico in cui tutto sussiste e l’unico in cui tutto sfugge all’assurdo.

creazione del mondo e l’autonomia delle realtà temporali

la creaturalità è connotata da dipendenza ed autonomia, riconoscere la bontà della creatura è riconoscere il creatore, al contempo riconoscere dio come creatore esige l'apprezzamento delle creature. il mondo è dotato di leggi autonome, è opera di dio, è luogo di incontro con dio. il mondo essendo creato in lui, conduce all'incontro con dio. ma, così com'è, va purificato, va salvato da tutte quelle scelte di egoismo e di cattiveria che hanno ipotecato il destino dell’umanità.

 

tutta la realtà dipende totalmente da dio.

tutta la realtà, in quanto l'uomo la trasforma, è riferita a dio: il lavoro dell'uomo compie il disegno di dio, ed è un dono di dio.

no al dualismo bene-male, sacro-profano,

ma assunzione della realtà creata a strumento di salvezza, elevazione di tutto il cosmo per mezzo dello spirito.

 

la libertà della creazione

la libertà umana è limitata e si appoggia alla libertà originaria, quella divina. dio crea per amore gratuito e agisce liberamente. in gen. 1 abbiamo una linea divisoria tra dio e la creatura. il creatore trascende infinitamente la creatura. il mondo non perfeziona dio, né ne è un'emanazione. in dt. 7.6 ss.: salvezza e creazione sono frutto della libertà divina. dio ha creato la libertà, per manifestare la sua perfezione, mediante questi beni egli si partecipa alle creature.

 

la creazione dal nulla

in gen. 1: non c'è niente che possa opporre resistenza all'azione di dio. sap.9,1; sir.39,17; 42,15; 2pt.3,5; rm.4,7; eb.11,3; gc.1,18: attraverso la creazione, si è compiuta una rivelazione ed al contempo è un appello all'uomo perché risponda a dio. il fine della creazione è: " la gloria di dio" e la "felicità dell'uomo". la manifestazione di dio e della sua bontà,  il bene e la pienezza dell'uomo non sono altro che dio stesso. indispensabile per l'uomo giusto è quindi la sofferenza e la persecuzione. presupposto e conseguenza della sovranità universale di dio è il fatto che non può esserci un qualcosa di indipendente da dio, o sottratto al suo dominio universale. il caos, il diabolico, non sono mai un ostacolo, ma una metafora plastica del non-essere. il cielo e la terra, tutto può trovare senso solo in dio. * vat i (ds 3025): tutto l'essere della creatura dipende totalmente e assolutamente da dio. no alla gerarchia se non intesa come servizio, perché tutto dipende da dio. nulla nelle creature ad immagine di dio è ontologicamente superiore o inferiore perché  l’io è nel mondo - il mondo è in dio e dio è in tutti.

 

l'inizio temporale del mondo.

non c'è tempo se non c'è la materia: la temporalità è il trasformarsi e l'avvicendarsi delle creature. il mondo ha avuto un inizio temporale. in sé l'idea di creazione non implica l'inizio temporale della creatura: tutto il processo dell'esistenza della creatura dipende totalmente e radicalmente dall'azione di dio, la cui costante presenza nel mondo si colloca su un piano trascendente: se la realtà fosse da sempre, vorrebbe dire che da sempre dipende da dio. compiuta l'opera, questa sussiste autonomamente e richiede la collaborazione dell'uomo per compiersi. dio crea continuamente. ciò che crea sussiste continuamente perché il suo creatore lo vuole. dio è fedele alla sua opera, in maniera sempre rinnovata, e colmata. dio conserva e porta a termine ciò che ha iniziato. il fondamentale concetto di provvidenza: "dio ha creato e dirige il mondo con sapienza ed amore". nell’at abbiamo la fedeltà di dio nel guidare la storia e nell'attenzione agli uomini (dt.4,19; sal.22,9; is.41). dio ha scelto l'uomo come partner nella edificazione del regno. tutte le creature si realizzano nella temporalità, perché il progetto di salvezza consiste nel trascendere la temporalità con l’eternità. la divinità si incarna nei giusti e nei saggi, questa incarnazione è l'assunzione in dio della temporalità e del cambiamento. dobbiamo costruire e lottare per questo mondo se vogliamo meritare ciò che lo trascende.

 

il concorso divino,  

dio non è lontano, non si è ritirato, ma è presente nel mondo. la creatura è libera e consistente è l’autonomia della sua libertà.

 

l’azione dell'uomo

 in comunione con l’azione di dio,

deve essere sempre trascendente, mai concorrente, "sullo stesso piano dell’amore".  l'azione è tutta di dio, anche se non solo sua perché lo lasciamo agire in noi. viviamo alla costante presenza di dio in tutto quello che facciamo. l'azione è tutta dell'uomo anche se non solo sua: libertà umana in comunione con la libertà di dio. queste due libertà agiscono insieme per costruire e realizzare la storia della salvezza!  il male non è voluto da dio(viene permesso), ma nessun ambito gli è estraneo. il male dunque proviene dalla sua assenza, perché impegno prioritario di dio nelle sue creature è quello di custodire e di vigilare sulla loro libertà, affinché siano veramente responsabili di tutte le loro azioni.

 

 -rivelazione del padre nell'antico testamento-

l'atteggiamento di dio è storico, non filosofico: il monoteismo giudaico si fonda sull'esperienza degli interventi di dio nella storia del popolo. chi ha compiuto con tanta potenza atti di salvezza deve essere anche il creatore del mondo, il dio dell'alleanza è anche il dio creatore.

 a. concretezza: dio impegna con il suo popolo, la bibbia è la narrazione dei " magnalia dei". contano quindi non gli attributi ma le sue opere e le sue parole, che le interpretano. la domanda non è se dio esiste ma: “dio è con il suo popolo?”.

 b. progressività e dinamicità della rivelazione che si compie attraverso le opere, prototipo è l'esodo dall’egitto.

 c. gratuità: la parola di dio non è solo per insegnare ma una profezia in rapporto con la salvezza. l’azione di dio nella storia degli uomini suscita l’adesione alla fede, il desiderio di conoscere la fede attraverso lo studio della scrittura, della storia, della filosofia e di ogni scienza. chiaro deve essere il senso del mistero della trascendenza divina e dei limiti della ragione umana, come la  subordinazione della teologia alla contemplazione e alla carità. dio per mezzo di creature materiali, umane e per mezzo di angeli ha comunicato il suo amore e il suo desiderio di salvezza nei confronti dell’uomo perduto.

 

dio è tutto ciò che ha

 - dio è l'essere stesso.

la sua missione si attua per mezzo del suo spirito che ci è donato, perché è il dono per eccellenza. diffonde nei cuori l'amore, perché è l'amore. santifica il singolo fedele, perché è il santo. costituisce la comunione di tutti i fedeli. chi è fuori di una comunione ecumenica è lontano e nemico di dio nel suo fanatismo.

 

dio si rivela all'uomo!

 contemplare dio meditando le realtà terrene è possibile. attraverso questa riflessione si comprende la sua: verità - bontà - giustizia - amore - sapienza.

 

la rivelazione di yhwh nell'at

si esprime attraverso l’esperienza di abramo, di isacco e di giacobbe 1850 a.c-1750 a.c..: che affrontano una difficile migrazione che va dalla mesopotamia alla palestina gen 12-36. si rese nessario allora elaborare concetti umani per esprimere l'inesprimibile e per trasmetterlo ai propri discendenti: el (il re o padre degli dei), elyon (altissimo), sadday (onnipotente),  olam (eterno), al plurale elohim, (per esprimere la potenza e la grandezza). gen 17,1-14. la vocazione di ogni uomo è quella di essere chiamato all'espansione vertiginosa del suo essere. essa è rappresentata da abramo che risponde e dio lo trasforma cambiandogli il nome: ab [padre] ra [moltitudine] ham [popoli]. abbiamo una estensione della sua paternità su tutta l'umanità, ed abbiamo la circoncisione come un segno spirituale di appartenenza a dio.

 

la monolatria primitiva

nella fase più antica, quella dei patriarchi, troviamo non il monoteismo (=affermazione di un solo dio) ma la monolatria (=adorazione di un solo dio, escludendo l'importanza ma non l'esistenza di altre divinità). dai patriarchi a mosè, il nome di dio è el (plur. elohim), nome comune per designare la divinità di tutti gli altri popoli vicini. dopo mosè, si usa il nome rivelato sul sinai: yhwh. e' un dio che chiama ad uscire dalla "schiavitù", che dialoga e che promette di impegnarsi per il futuro, misterioso, trascendente, intransigente e geloso, un dio personale, amico dell'uomo e di questo preciso uomo, abramo.

 

il dio di mosè

1250 a.c.( es.) interviene a difesa del popolo schiavo e rivela il suo nome: "io sono colui che sono e sarò con te; io sono e sarò con te, perché pienamente e stabilmente io sono colui che è". dio è stabilità di essere e di vita, dio è unico ed è trascendente rispetto alla storia e ai luoghi, dio è presenza operante nel tempo.

 

stipulazione di un'alleanza sul sinai: il decalogo

 

                        dalla monolatria al monoyahwismo

dopo l’incontro personale tra mosè e yhwh, per israele gli altri dei sono nulla, andiamo così verso il monoteismo pratico e teorico. yhwh dimostra di essere fedele, ma non così l’uomo che cede di pronte alla prova. il dio di abramo, di isacco e di giacobbe è tre volte santo: sovranamente misterioso (es.33,17-23), moralmente perfetto (es.11,44), misericordioso (es.34,6), geloso (es.20,1-11). grazie a yhwh  israele diventa un popolo, nella libertà e nella solidarietà.

 

i profeti richiamano il popolo alla fedeltà a yhwh

rafforzamento del monoyahwismo,

 elia (800a.c.) ed eliseo

1re 18,17-40: elia sfida con i sacerdoti di baal sul monte carmelo, mentre contro il sincretismo (assemblaggio di varie teorie religiose) giosia (621a.c.) attua le riforme religiose. la purezza del rapporto con dio è espressa da dt.6,4-5.14-15: "ascolta, israele: il signore è il nostro dio, il signore è uno solo. tu amerai il signore tuo dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi staranno attorno, perché il signore tuo dio, che sta in mezzo a te, è un dio geloso; l'ira del signore tuo dio si accenderebbe contro di te e ti distruggerebbe dalla terra".         

    

yhwh comunica lo spirito.

quando yhwh comunica, lo fa attraverso la parola e lo spirito. l'uomo è vivo perché yhwh gli comunica il suo soffio: sal 104. grazie allo spirito, l'uomo può essere interlocutore di dio: nello spirito si realizza la comunicazione e la comunione tra dio e l'uomo. nello spirito si realizzerà una nuova alleanza: ez.36,24-28 "porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere e mettere in pratica le mie leggi". una particolare effusione di spirito è promessa ad  un unto: is.11,12: "un germoglio spunterà dal tronco di iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. su di lui si poserà lo spirito del signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del signore".

 

                                                           yhwh è padre

os.11,1; ger.31,9. non solo perché genera, ma perché liberamente sceglie israele come figlio. amore paterno: hésed, fedeltà di due uomini che stipulano un'alleanza, ed amore materno: rahamím, amore tra una madre e il frutto del suo grembo (os.11,8).

 

yhwh è sposo.

os 2,16-18.21-22.25; ez 16,1-15; is 62,5: "sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo creatore".

 

yhwh soffre

 col servo sofferente e con ogni uomo.

i quattro carmi del servo sofferente (a:is.42,1-4; b:is.49,1-6; c:is.50,4-11; d:is.52,13-53-12), indicano che si tratta di una persona futura a cui è affidato un ruolo  di mediazione e di espiazione, per la salvezza del popolo. yhwh è accanto alla sua sofferenza, anzi in essa si realizza l’intimità della sua presenza.

 

la ricerca dei sapienti. 400-450 a.c.

 

daniele.

l’incoraggiamento nella tribolazione supera le apparenze, perchè dio è il signore del cosmo e tiene saldamente in mano le redini della storia, conducendola all'adempimento delle promesse. mediatore è il "figlio dell'uomo": dn. 7,9-10.13-14

 

dio

(schema della summa theologiae di s. tommaso d'aquino)

dio in se stesso è unità.

 

la creazione

 è il frutto della esuberanza divina, gioiosa e amorosa, gratuita. dio infatti è misericordioso e donatore, bisogno e ricchezza di riversare l’esuberanza della sua felicità; riversare se stesso. dio ha creato una ricchezza ordinata e completa. per questo gli angeli, sono logici sul piano intellettivo, perché rappresentano il normale prolungamento di tutto il cammino evolutivo. gli angeli sono puro spirito, posti al di la delle categorie di spazio e tempo, o di necessità materiali. poi abbiamo avuto l'opera dei sei giorni, e con questa: l'uomo. ora all’uomo, collaboratore di dio, si pone il compito di governo del mondo e questo al fine di rendere reale la sua libertà. l’uomo quindi è libero di gestire il mondo e se stesso. ora diventa consequenziale pensare alla causa finale dell’uomo: dio!

 

fine ultimo e suprema beatitudine dell'uomo.

il godimento di dio stesso rientra per l’uomo in un progetto d’amore e rientra nella volontà divina di farsi dono per l’uomo. tuttavia, l’uomo ha bisogno dei mezzi per il  raggiungimento di questo fine. in particolare coloro che vivono la vita dello spirito sono arricchiti di: virtù teologali, virtù cardinali, carismi, vita attiva e contemplativa, stati di perfezione. tutto questo viene seguito dalle singole chiese monoteiste attraverso dei segni che preparano il credente alla vita eterna. nell’opera della creazione distinguiamo sia le creature puramente spirituali: angeli (qq. 50-64) o demoni; sia le ceature puramente biologiche o puramente corporali: l'universo (qq. 65-74); sia in ultimo l'uomo: composto di spirituale e corporeo qq. 75-102. dio si impegna alla conservazione delle creature (qq. 103-119) attraverso la collaborazione dell’uomo, ma questi spesso accecato dal suo orgoglio diviene tanto stupido da sceglie la collaborazione del suo invidioso antagonista: il demonio. analizziamo i vari stadi della vita spirituale vissuta nell’amicizia con dio. l’incontro di queste due coscienze libere e buone genera tutta una serie di frutti spirituali, sia per qualità che per intensità a seconda dell’amore che attira sempre più la creatura al suo creatore.

 

 a. virtù teologali

(con vizi e doni)(qq.1-46) 

1. fede/incredulità;

2. speranza/disperazione;

3. carità/egoismo.

 

 b. virtù cardinali

(con vizi e doni)(qq.47-170)

1. prudenza;

2. giustizia;

3. fortezza;

4. temperanza.

 

 c. grazie liberamente date

(qq. 171-178)

1. per la conoscenza;

2. per parlare;

3.  per miracoli.

 

 d. forme di vita

(qq. 179-182)

1. contemplativa; 2. attiva; 3. mista.

 

l'uomo alla luce della parola di dio

 

l'antico testamento è in gen. 1,26-27 un inno a dio creatore. i sette giorni della creazione sono una liturgia della luce che si compie e si rivela. dio è autore della realtà ed essa è buona. il mondo è il grande cantiere, ed il grande tempio di dio. l'uomo è posto in relazione con dio perché è a sua immagine e somiglianza. l'uomo è costituito da varie relazioni: relazione sociale (non all’insegna della sopraffazione reciproca) con inizio nel rapporto maschio-femmina; relazione cosmica perché è chiamato a dominare la terra, ma nell'obbedienza al volere di dio; relazione storica come fedeltà alla creazione, cioè all'opera iniziata da dio e come luogo e presupposto dell'alleanza con dio.

 

l'uomo in dio

dio abita in noi per condurre e difendere la nostra vita e per aiuarci a superare le debolezze della natura caduta e introdurci alla vita divina.

 

l'adulto deve prepararsi a ricevere questa cooperazione attraverso la fede.

 

per questa partecipazione dio ci dà la remissione dei peccati, il rinnovamento dell'uomo interiore, la santificazione e la figliolanza.

 

il rinnovamento interno è un obbligo di ogni vita onesta. il credente cerca di essere perfetto come il padre celeste, e lotta contro la concupiscenza a causa del dono della vita eterna.

 

dio vuole la salvezza di tutti. perciò vuole che tutti arrivino alla attuazione della verità.

 

ma concede la sua benevolenza a tutti quelli che vivono secondo la loro onesta coscienza.

 

dall’esperienza umana su dio deduciamo:

 dio è il principio universale ed unico, dinamico e intelligente che governa il mondo e gli uomini. dio è il punto di convergenza, la coscienza evolutiva di tutte le ricerche umane sulla divinità, comunque fondate su un dato rivelato. le religioni hanno sempre cercato risposte agli interrogativi ultimi dell'uomo, alla luce di un mistero che è al di là delle cose; con l'intuizione di un altro che è oltre il sensibile materiale.

nelle religioni monoteistiche si afferma un dio unico, creatore, personale e buono, che entra in dialogo con l'uomo, queste sono: giudaismo, zoroastrismo, cristianesimo, islam, alcune forme di induismo.

 

tensioni del monoteismo:

-1. rendere vicino il trascendente con la presenza nell'uomo.

-2. colmare la distanza uomo-dio attraverso mediatori.

-3. trovare fuori di dio le radici del male.

-4. armonizzare la sovranità di dio e la libertà dell'uomo.

-5. necessità di categorie per raffigurare il totalmente altro.

  

la negazione di dio

l'ateismo e le quasi religioni:  [gs 19-21] "l'ateismo va annoverato tra le realtà più gravi del nostro tempo": - dio non c'è; - c'è, ma non siamo in grado di dire niente di lui; - non serve, non ha senso; - c'è, ma è molto diverso dal dio del vangelo; - se c'è il male dio non c'è, o non è buono, o non è più potente del male; - dio è incompatibile con l'autonomia della natura.

panteismo: identificazione tra dio e mondo (g. bruno, b. spinoza).

deismo:

- dio 'orologiaio', tanto trascendente da non agire nel mondo(th. hobbes, j. locke);

- dio è un ostacolo allo sviluppo umano, è una proiezione dell'uomo (s. freud);

- dio è una proiezione dei rapporti socioeconomici (k. marx);

- dio è una proiezione del risentimento contro la vita (f. nietzsche).

 

condannare l'ateismo non è sufficiente,

 occorre dialogare con gli atei. i punti fermi del credente sono:

 1- dio non si oppone alla dignità dell'uomo, ma ne è il fondamento;

 2- la speranza dell'aldilà non esonera dall'impegno nel mondo, ma lo esige;

 3- esporre le ragioni della fede e dare una testimonianza luminosa.

 

le quasi-religioni

 sono:

scienza, ideologia, politica, progresso, società perfetta, arte. se assolutizzati sono tutti idoli che conducono ad uno sviluppo parziale della persona riducendola al raggiungimento della carriera, del potere, ecc... insomma, di obbiettivi inferiori.

 

esperienza e conoscenza di dio

 

l'esperienza religiosa.

la conoscenza di dio deve basarsi sull'esperienza. bisogna discernere e non confondere la presenza di dio, con la percezione della presenza di dio (lo spirito diabolico spesso si traveste al fine di ingannare e di dare una distorta esperienza di dio, affinché le anime, intimorite non siano attratte da dio come invece è naturale). l'esperienza religiosa è autentica quando è sempre storicizzata e verificata dalla relazione uomo-mondo, e quando non è mai data per definitiva, senza parzialità, ma con una apertura che è ascolto dei tempi e servizio all'uomo.

 

il sacro

 è dato sia dall'esperienza indiretta, che da quella diretta. ci si apre al sacro attraverso:

 l’esperienza che io sono unico e irripetibile;

 l'esperienza dell'ordine e del disordine, che si constata in sé e nel mondo;

 l'esperienza del mio limite e dell’inesauribilità dell’universo;

 l'esperienza del mistero della transitorietà e relatività delle vita;

 l'esperienza della: gioia- dolore- angoscia- conforto- fedeltà-noia- morte.

 

da tutto ciò è comprensibile come l'uomo abbia l'aspirazione all'infinito, l'uomo come tale è apertura al mistero. l'uomo è colui che interroga la propria realtà. l'orizzonte dell'uomo è un mistero, esso è fondamento della sua esperienza, della sua ricerca. mistero significa non solo enigma, ma soprattutto armonia di contrasto, ambivalenza... conoscenza di dio è il nome che possiamo dare a questo mistero, a questo evento personale! dimostrare dio è al tempo stesso un  invito motivato a credere nella libertà e a comprendere le dimensioni dell'amore a cui un uomo può spingersi.

 

teologia contemporanea

karl rahner e il secolo ventesimo

 (rielaborazione libera e personale)

la teologia non si compie nella ripetizione automatica e neutrale del kerygma (messaggio rivelato), ma vive della corrente che, senza mai cessare, dal dato della fede come custodito dalla comunità dei credenti, fluisce al contesto culturale in cui l'annuncio deve essere nuovamente posto, attraverso la mediazione del teologo che -vivendo la propria personale esperienza di fede all'interno di una determinata comunità ecclesiale ed esercitando il proprio ministero a servizio di essa- interpreta la memoria ufficiale dell'evento, per tradurlo nelle categorie dell'ambiente a cui è diretto. si realizza così un pluralismo teologico, nelle sue varie espressioni. non ci stupiremo, pertanto, se anche ad una questione apparentemente astratta, avvolta nel freddo cristallo della speculazione, e dunque insensibile al corso della storia, siano invece state date risposte diverse, ma non opposte, nello svolgersi dei secoli. interpelleremo dunque il xx secolo sul quesito oggetto della nostra ricerca, approfondendo in modo specifico la posizione di karl rahner(riguardo al panorama teologico del secolo ventesimo segnaliamo, nell'abbondante bibliografia, r. v. gucht - h. vorgrimler (edd.), bilancio della teologia del xx secolo, roma 1972; a. marranzini (ed.), correnti teologiche post-conciliari, roma 1974; d. ford (ed.), the modern theologians. an introduction to christian theology in the twentieth century, oxford - new york 1989; c.e.r.i.t. (ed.), i cristiani e le loro dottrine, brescia 1990; r. gibellini, la teologia del xx secolo, brescia 1992. per lo sfondo culturale e filosofico, n. abbagnano - g. fornero,  storia della filosofia, iv: la filosofia contemporanea, torino1991). preliminarmente dobbiamo però notare che sulla trama complessiva della teologia odierna si possono individuare due approcci al discorso su dio.      un primo approccio, che potremmo definire "dall'alto", manifesta sfiducia verso il parlare umano su dio. occorre lasciare che sia dio a parlare di se stesso, rispettando intatta la sua alterità, cioè in ultima analisi la sua divinità. è evidente dunque che il primato assoluto venga conferito al dato della rivelazione, custodito nella memoria vivente della chiesa. il metodo ha uno stile piuttosto deduttivo, che parte cioè dalle premesse della scrittura o del magistero e ne sviluppa tutte le possibili implicazioni. nel cammino dal noto al meno noto, resta tuttavia un pò in ombra la ricchezza della storia col suo vivo travaglio e il pluralismo di interpretazioni concorrenti che già nel dato normativo possono essere rintracciate. si annodano attorno a tale corrente barth, bonhöffer, von balthasar. nel magistero cattolico tale approccio viene adoperato ad esempio dalla lumen gentium. l'altro approccio è invece "dal basso", sottolinea l'apertura all'assoluto e rappresentano in qualche modo una predisposizione a riceverne l'irruzione. si sottolinea ora il contesto, l'ambiente storico, culturalmente e geograficamente caratterizzato, in cui il kerygma(messaggio di salvezza) dev'essere incarnato. nello stile induttivo di tale metodo prevale un atteggiamento più ottimista nei confronti della cultura e dell'esperienza, una disponibilità fiduciosa a coltivare il dialogo e a restare in contatto con la realtà. possiamo additare in schleiermacher il primo anello moderno di una tale linea, gogarten e theilard de chardin, per arrivare sino alla teologia della liberazione dei giorni nostri. nell'ambito magisteriale, è un bel campione la gaudium et spes (cf. le considerazioni sul metodo in j. dupuis, introduzione alla cristologia, cit., spec. 12-16.).

 

  la figura e l'opera di karl rahner

(liberamente sintetizzato e rielaborato)(cf. per una biografia soprattutto intellettuale h. vorgrimler, comprendere karl rahner. introduzione alla sua vita e al suo pensiero, brescia 1987. interessante è anche l'intervista a sfondo biografico a cura di m. krauss, la fatica di credere, roma 1986.)  il metodo trascendentale di karl rahner:    nella teologia di rahner alcune potentissime intuizioni determinano una struttura concettuale assolutamente unica per originalità e per la fecondità degli sviluppi possibili. anche heidegger sottolinea che l'interrogativo fondamentale della metafisica, quello sull'essere, è contemporaneamente anche un interrogativo su colui che pone la domanda, e dunque sull'uomo. alla luce di tali premesse, rahner sostiene che gli enunciati fondamentali della fede non possono essere presentati in un modo estraneo alla mentalità e alla cultura dell'uomo contemporaneo, perché comunque nelle affermazioni di fede l'uomo viene co-affermato. ogni affermazione su dio è infatti anche un'affermazione sull'uomo. il metodo trascendentale significa dunque tenere presenti le strutture antropologiche, per rendere più comprensibili i contenuti teologici; "significa chiedersi di fronte a qualunque oggetto dogmatico anche quali siano le condizioni della sua conoscibilità nel soggetto"  (k. rahner, teologia e antropologia, in: nuovi saggi iii, roma 1969, 47.).

ci si pone con la rivelazione alle spalle, e alla luce della rivelazione stessa si scoprono le corrispondenze tra la parola di dio e la struttura di colui che è destinato ad esserne l'uditore[i chiarimenti in rapporto alla cristologia, ma generalizzabili all'intera opera rahneriana in j. dupuis, (introduzione alla cristologia, cit., 41. cf. anche k.-h. weger, karl rahner. eine einführung in sein theologisches denken, freiburg)]. accorgersi della corrispondenza tra il soggetto e l'oggetto della teologia aiuta a intendere meglio entrambi:

 

 1. l'uomo.

 viene inteso non in senso astratto, ma specifico e quotidiano: l'uomo come ciò che è ciascuno di noi, nel modo in cui ci sperimentiamo a partire dalla nostra interiorità o dal contatto con gli altri. ora, l'uomo è definibile in molti degli elementi singoli da cui risulta costituita la sua identità, e le scienze moderne hanno registrato progressi vertiginosi nella scrutazione degli svariati aspetti particolari. rimane però indefinibile nella sua essenza, insuscettibile di essere circoscritto in ciò che ne qualifica l'identità profonda. l'uomo è per essenza un mistero, non però nella forma originaria di questo, ma in quanto orientato a questo. l'uomo è dipendenza dal mistero nella sua pienezza, è orientamento al dio incomprensibile, e in tanto può comprendere se stesso, in quanto sviluppa tale radicale dipendenza col "santo mistero" che è dio. "la trascendenza che noi siamo e facciamo, avvicina l'esistenza nostra e di dio  entrambe come mistero" (k. rahner, op. cit., 99. il mistero non va qui inteso come un enigma in attesa di soluzione, ma come un dato che esiste proprio in qualità di impenetrabile, e da accettare nell'amore. cf. k. rahner, sul concetto di mistero nella teologia cattolica, in saggi teologici, roma 1965, 391-465.). se dunque la natura umana è definibile come indefinibile, come dipendenza radicale dal mistero di dio, tanto più essa si realizza quanto più si sviluppa nella propria apertura all'incomprensibile. l'uomo tanto più diventa se stesso, quanto più si apre a dio. "ma questo appunto accade e riesce in misura insuperabile e nel rigore più radicale, quando questa natura donandosi al mistero della pienezza è così privata di sé da divenire dio stesso. l'incarnazione di dio è perciò l'unico caso supremo della realizzazione essenziale della realtà umana, realizzazione consistente nel fatto che l'uomo è, donando completamente se stesso"(k. rahner, teologia dell'incarnazione, cit., 101-102.). la capacità di ricevere dio costituisce l'essenza dell'uomo e giunge ad esplicarsi nel grado massimo nell'unione ipostatica, ove non soltanto l'uomo si apre a dio, ma dio prende in sé l'uomo. tra l'unione ipostatica e l'auto-comunicazione divina nella grazia e nella visione beatifica intercorre una differenza che investe non il contenuto promesso, ma il latore e i destinatari della promessa  [k. rahner, la cristologia nel quadro di una concezione evolutiva del mondo, cit., 178: "l'unione ipostatica (...) non si differenzia dalla nostra grazia per via di quanto in essa è espresso, che è in entrambi i casi (anche in gesù) la stessa identica grazia, ma proprio per il fatto che gesù costituisce la profferta fatta a nostro vantaggio; e noi a nostra volta, non siamo tale profferta, bensì i beneficiari della profferta di dio"]..      rahner avverte a questo punto l'insorgenza di due pericoli. il primo è quello di ritenere che l'incarnazione sia un qualcosa di deducibile a priori, indipendentemente da un atto soprannaturale. il secondo pericolo è credere che l'unione ipostatica possa realizzarsi in ogni uomo. entrambe le tentazioni vanno respinte. resta però vero che l'uomo si colloca in attesa dell'avvenimento che in dio stesso conduca a compimento la propria natura. egli scorge nella propria struttura una tale profonda aspirazione, e resta in preghiera perché questa venga colmata. così che quando i suoi occhi incontrano gli occhi di dio, l'uomo scopre un evento imprevedibile rispetto al 'come', al 'dove', al 'quando', ma non rispetto al 'che cosa '.

 

 2. il divenire di dio.

 la fede professa dio come colui che è,  insuscettibile di divenire, perché non bisognoso di conseguire per mezzo del mutamento, nel passaggio dalla potenza all'atto, ciò che egli già eternamente è. tale fede, ch’è anche una tesi di filosofia teista, non si scontra col dato biblico, perché dio entra nella storia degli uomini, le due storie si incontrano e si incarnano, da quest’incontro nasce: la storia della salvezza.

 "la storia dello sviluppo di questa realtà umana diviene la sua storia, il nostro tempo il tempo dell'eterno, la nostra morte la morte dello stesso dio immortale" ( k. rahner, teologia dell'incarnazione, cit., 108. il corsivo è nel testo). la precomprensione filosofica di dio, descritto da una metafisica di attributi astratti, deve piegarsi alla realtà che dio stesso di sé rivela nella storia della salvezza.

 3. l'uomo come cifra di dio. ebbene, la creatura è la grammatica di una possibile autodichiarazione di dio, "di qui si potrebbe definire l'uomo come ciò che sorge allorché l'autoespressione di dio, la sua parola, il verbo abbreviato di dio. l'abbreviazione, la cifra di dio è l'uomo. se dio vuol essere non-dio, sorge l'uomo, proprio lui e null'altro". giunge così a felice compimento il proposito rahneriano di mostrare che l’uomo credente non solo non si contrappone a dio, ma annuncia dio come il fondamento e il compimento assoluto dell'uomo.

 

la sofferenza

il dato di fatto dell'esistenza del dolore umano è un punto cardine di ogni filosofia e di ogni religione. constatiamo come il cosmo non è fatto solo di ordine ma anche di disordine. ma una visione troppo positiva dell'essere divino, ed estranea alla pur minima negatività, cioè un dio che appare radicalmente estraneo al disordine e alla morte, e radicalmente legato invece alla compostezza della quiete e dell'ordine, pone degli ulteriori interrogativi. se la sofferenza umana non viene da dio, qual'è il senso peccato-sofferenza-morte. la conclusione è ovvia: scegliere il peccato significa scegliere il proprio male, l'origine del male esistente nella nostra storia non è da ricercare in dio, bensì nella libertà dell'uomo. l’illusione dell'uomo di fare da sé, di bastare a se stesso. il dolore è la 'cifra' dell'uomo e della sua peccaminosità.

 

la sofferenza umana

 è legata alla libertà e al peccato dell'uomo.

una sofferenza che dipende dalla cattiveria, dalla disattenzione, dall'incuria dell'uomo, frutto di un atteggiamento egoistico. o nella migliore delle ipotesi una sofferenza legata al limite dell'uomo, al suo essere incapace di provvedere a tutto. ma la sofferenza non è sempre il castigo di dio per il peccato dell'uomo, avvolte rappresenta il premio d’amore concesso all’innocente che con la sua offerta permette il recupero di chi si era perduto. dobbiamo essere attenti alle nostre responsabilità verso il dolore innocente esistente?

 

anche se la sofferenza umana deriva dal male.

il male esistente nel mondo non è ineluttabile, non ci si deve rassegnare, non deriva da qualcosa di assoluto e inevitabile. dio non è un burattinaio, l'uomo non è un burattino. ciò che dio veramente permette e vuole è precisamente anche l'autonomia del cosmo e delle sue leggi, la libertà dell'uomo. la provvidenza agisce all'interno della libertà, che l'uomo è chiamato a vivere responsabilmente.

 

            auschwitz

sembra essere una tesi dell'ateismo, ma questa tesi non risolve il problema: lo dissolve. la protesta contro la sofferenza è sensata solo se si sente che la sofferenza non dovrebbe esserci.

         [dio non vuole la sofferenza, la permette solo perché ha dotato l’uomo di libertà. la libertà dell’uomo quando si incontra con la libertà di dio colloca la sofferenza sempre in un progetto d’amore, così amore e sofferenza rappresentano un binomio inscindibile.]

 

il mondo esistente

è la dinamica azione dell'opera di dio, il quale chiama l'uomo a collaborare, quindi la creazione di dio necessita della libertà dell'uomo, affinchè si instauri la vittoria sul male e sul disordine. certo questa libertà imperfetta e limitata, può essere usata male, ma la tensione è sempre verso il progetto escatologico di dio, cioè una creazione continua che va verso il suo compimento definitivo. dio è comprensibile non primariamente a partire dall'ordine dell'universo, ma a partire dalla storia della salvezza: dt 26,5 ss.

 

la sofferenza umana e il progetto di  redenzione

normalmente non occorre cercare il dolore, ma accettarlo per amore. gesù, infatti, non ha cercato direttamente la sofferenza, ma l'ha combattuta. ha accettato la sofferenza che nasceva dalla lotta contro la sofferenza: la croce di gesù è il prezzo inevitabile purtroppo della fedeltà e dell'amore. la croce è la risposta del mondo a chi lotta per la pace e la giustizia.

 

non solo sopportare il dolore, ma combatterlo

combattere il peccato per alleviare la sofferenza, questo è il compito della civiltà. la speranza cristiana non  si edifica sulla rovina dei beni materiali, ma ha bisogno di questi, per portare a termine la sua missione. chi non ama la vita, non può amare né dio né il prossimo. mc 8,31 ss: “è necessario che il figlio dell'uomo soffra molto... perché possa compiersi la salvezza”. gli uomini attribuiscono a dio la sofferenza, gesù insegna a riconoscerla come opera del  maligno e non del padre.

 

non solo combattere il dolore, ma "comprenderlo"

gesù non ha cercato direttamente la croce, ma incontratala l’ha assunta. il sofferente che grida nell'agonia è in dio. eb 2,18; eb 5,7-9.

 

l'onnipotenza di dio,

 appare anche come un'onnipotenza crocifissa: non quella dello strapotere, non quella della bacchetta magica, ma quella che creerà la libertà e l'autonomia dell'uomo. certo la potenza di dio può imporsi contro ogni cosa, ma non dobbiamo dimenticare che ci troviamo di fronte alla potenza dell'amore, che dà spazio all'uomo e al mondo nella libertà e si prepara per il giudizio, ovvero per il castigo o il premio. un'onnipotenza risuscitante, (per questo le vittime del male sembrano in apparenza perdenti) che dalla morte sa far scaturire la vita: apre prospettive lì dove l'uomo sofferente e miope non ne vede alcuna. attraverso la responsabilità e l'impegno, l'onnipotenza della condivisione apre dimensioni immensamente inimmaginabili. la giustizia di dio si impegna anche su questa terra a dare a ciascuno il suo ed a mantenere gli impegni assunti con i suoi amanti. divina nasce la vita dall'amore perché esso è a misura di dio. il nostro compito è credere e testimoniare che l'amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni forma di male. il peccato è il tentativo non riuscito di scardinare il piano di dio, ma questo è impossibile per il fatto che il peccato è avvolto in un amore più grande: il perdono. scardinare il piano di dio è impossibile, scardinarsi però dal piano di dio è tragicamente possibile per il rispetto che dio ha della libertà dell'uomo. in eb 12,5-11 si afferma: "non è un dio ostile, ma un padre che ama". in gc 1,13 si afferma: "l'amore di dio non mi protegge da ogni sofferenza, ma mi protegge in ogni sofferenza".

 

ateismo in nome dell’autonomia dell’uomo

 

- immanuel kant

 fa di dio solo un bisogno psicologico, giunge così a negarne l’esitenza. “la libertà dell’uomo, la sua aspirazione di felicità si colmano soltanto in dio; ma ci basta il dio per noi, non ci serve il dio in sé”.

 

- per l. feuerbach,

l’alienazione dell’uomo si proietta nell’idea di dio. la prova della mia esistenza mi viene solamente dai sensi, ed esistere in pienezza è faticoso. per superare questa fatica l’uomo religioso si inventa un dio, proiettando in uno spirito illimitato l’angoscia per il proprio limite, il proprio vuoto in un dio ricco, la paura della morte in un dio vivo, la mancanza d’amore in un dio amante ed amabile, l’ingiustizia sociale in un aldilà di giustizia e beatitudine: ciò che l’uomo non è ma desidera essere, è il suo dio. anziché ripiegarsi su se stesso, l’uomo deve uscire e rivolgersi all’altro necessariamente “homo homini deus”. dall’egoismo soprannaturale si deve passare all’altruismo naturale, filantropico e umanitario.

 

- k. marx,

la religione oppio dei popoli. non tanto dio, la cui non esistenza si da per scontata, quanto la religione è una minaccia per i popoli che sono l’unica e la vera religione di se stessi. l’uomo deve conquistarsi la salvezza, senza attendersela da nessuna fonte. provvisoriamente può essere utile, perché esprime figuratamente il disagio dell’uomo, e può indirizzarlo nella stessa direzione verso cui lo spinge la rivoluzione. ma può anche impigrirlo, lasciandolo in una felicità illusoria, appunto come oppio dei popoli. dio non merita neanche il disprezzo, gli si offre la micidiale indifferenza. dio è taciuto, si parla (materialismo dialettico) della materia -natura vivente-  processo di antagonismi e armonie, che porta all’umanizzazione dell’uomo e alla naturalizzazione dell’umanità. soggetto della salvezza è il proletariato, modello è la società senza classi. dunque, poiché l’uomo è creatore di se stesso, l’ateismo è una premessa indispensabile all’utopia marxista. il marxismo è stato un incendio perché:

 1. è stata occultata l’eredità biblica, il primato dell’uomo sul capitale;

 2. la chiesa ha visto il disagio sociale in modo caritativo e non strutturale;

 3. la chiesa e la società non hanno elaborato quelli strumenti indispensabili per venire incontro alle frustrazioni delle classi operaie ed ai loro legittimi diritti. così trovandosi esagerata la dimensione sociale;  la problematica dell’individuo è stata liquidata! liquidato l’individuo, si è liquidato l’uomo ed anche dio, anche lui infatti è un individuo.

 

- nietzsche,

 il superuomo al di là del bene e del male. dio è legato alle proibizioni che frustrano la vitalità dell’uomo, si muovono critiche e obiezioni sul piano intellettuale, ma soprattutto su quello esistenziale. si rifiuta la metafisica, invenzione di platone che ha creato un dio-idea, supremo, immobile, lontano. l’ebraismo ha aggiunto un fardello di legalismo e moralismo. questa è la religione della massa: il cristianesimo, che altro non è che il platonismo del popolo. in realtà il dio sulla croce è visto come maledizione della vita e come limitazione delle sue espressioni. secondo nietzsche le masse non seguono lui, secondo i cristiani invece non c’è una sovranità superiore. ma gesù è stato una persona eccezionale, ha vissuto in pienezza l’amore, altro che limitazione del proprio essere, nessuno ha una pregnanza ed una espressività vitale come la sua. dietro di lui tanti cristiani eccellenti, come l’idiota di dostevskij, e hanno dato senso all’umanità con il loro amore innocente hanno permesso un futuro alla loro stanca ed assurda quanto disumana società.

 

nichilismo:

 per nietzsche non esiste alcuna verità, dio è morto. per vivere in pienezza ed in libertà è indispensabile solo l’ingegno di un superuomo che crei il senso a partire dal niente, con la sua volontà di potenza: al di là del bene e del male, gettandosi tutte le alienazioni alle spalle. aneliamo pure a dio, ma un dio nuovo, un dio che sappia danzare: non zeus, non jhwh, ma dioniso, questo è il dio di cui abbiamo bisogno.

critica: il nichilismo è solo una conseguenza dell’ateismo, però il problema di dio non è risolto, si critica un’immagine di dio, ma si anela intensamente ad un altro volto di dio. ci chiediamo:

1. come si può rinunciare all’ontologia per la mitologia?

2. come si può non determinare e non decidere tra il bene e il male?

3. come accettare un dio morto, che non abbia una via di salvezza per l’uomo?

 

- s. freud, «dio, una proiezione dell’inconscio»: la religione è nociva all’uomo adulto ed evoluto. nell’uomo c’è l’inconscio, questo è anteriore all’io cosciente. come da bambini c’è bisogno di appoggiarsi al padre, per poi emanciparsene, così  può essere anche utile dio in una prima fase, ma poi bisogna staccarsene, altrimenti ritarda lo sviluppo normale e costituisce una patologia.

critica: 1. non sembra che tutti gli uomini e le donne ‘religiosi’ siano stati degli psicopatici; al contrario, hanno promosso l’umanizzazione del mondo; 2. dio è soltanto una proiezione dell’inconscio umano? non ci sono spazi per il contatto con una realtà ‘oggettiva’? dove nascondere quella incredibile produzione culturale e umanitaria su cui si è potuta costruire la nosta modernità? 3. quale ideale antropologico presentare per la promozione dell’uomo?  l’uomo riuscito bene per freud è solo un’animale sano e consapevole di essere solo un animale?

 

- camus,

«dio e il problema del male». già diagora di melo v secolo a.c. aveva negato gli dèi con lo stesso procedimento deduttivo. se dio c’è, e c’è il male, o non è buono, o non è onnipotente. dio non c’è, perché c’è il male! sul piano esistenziale la vita è insensata, sul piano fisico sono assurdi il dolore e la sofferenza e ad essi non può esserci riscatto, sul piano morale la menzogna, la violenza e l’ingiustizia hanno una prevalenza. critica:

1. - occorre prendere visione dell’esistenza del male;

2. - ma occorre adottare delle misure per ridurlo efficacemente;

3. - si cerca la salute, più che la salvezza, ma la salute è un bene effimero;

4. - una santità senza dio? ma la santità come produzione dell’uomo è crudele.

 

stile della risposta  all’ateismo

l’ateismo, chiarisce certe rappresentazioni che ci facciamo di dio, ma non ci dice niente su dio, sostituisce dio con l’umanità. ma è proprio questa finitudine costitutiva che spingerebbe l’uomo alla ‘proiezione’ per superare le sue paure, creandosi un dio. ma proprio questa finitudine è l’indice che l’uomo non è sufficiente a se stesso. questa finitudine dimostra proprio che l’antropologia non può sostituire la teologia. pio ix nel sillabo condanna il panteismo, il deismo e l‘indifferentismo; nel dei filius, condanna l’ateismo.

 

-modello apologetico:

1 - controbattere colpo su colpo, 2 - motivare la fede (apologia),

3 - antico testamento: (sal 14,1; 10,4; 36,2 / sap 13,5),

4 - nuovo testamento: (rom 1,18-20 / at 14,14-16; 17,26-29 / ef 2,12; 4,17-19).

l’ateismo è il non riconoscere il vero dio, per questo è sempre un atto d’idolatria.

s. anselmo: “se si concepisce dio, egli deve essere esistente”.

s. tommaso: “per la salvezza è necessaria una fede esplicita”. la mancanza di fede è sempre una condizione colpevole, perchè a tutti dio concede una illuminazione interiore. l’uomo adulto, nella sua maturità deve riflettere spontaneamente su argomenti di natura esistenziale, così facendo, la grazia lo condurrà spontaneamente alla fede.

 

-modello dialogico:

proposto dal vaticano ii, gs 19-22

1 - chi non segue coerentemente la propria coscienza, è in colpa;

2 - anche i credenti possono dare scandalo;

3 - occorre dialogare con gli atei, cercando di comprendere le loro ragioni;

4 - dio non si oppone alla dignità dell’uomo, ma ne è il fondamento;

5 - la speranza dell’aldilà non esonera dall’impegno nel mondo, ma lo esige;

6 - esporre la dottrina cristiana e darne una testimonianza luminosa.

e’ necessario dare una descrizione differenziata dell’ateismo, ed è opportuno fare attenzione agli impulsi positivi. dobbiamo riconoscere con umiltà i nostri errori storici e come credenti i nostri tradimenti verso dio e verso gli uomini. un vero “mea culpa dei cristiani” perché il vero volto di dio può essere nascosto proprio da noi che abbiamo il dovere di rappresentarlo. se la conoscenza di dio è razionale, essa è anche esperienziale. ed è l’esperienza a dirci che senza dio, l’uomo non è riuscito.

 

-modello dialettico:

k. barth elabora il modello dialettico, ci troviamo nel contesto pessimistico della seconda guerra mondiale.    fra dio e il mondo c’è assoluta alterità.  d. bonhoeffer esprime l’aspetto positivo dell’ateismo che libera lo sguardo dell’uomo, e gli permette incredibilmente di giungere al dio biblico, quando le sovrastrutture religiose e sacrali ve lo hanno addirittura allontanato. si apre una nuova concezione positiva dell’ateismo chiamato ateismo cristiano o teologia della morte di dio. dobbiamo vivere  come se dio non ci fosse, per poter giungere a lui come una scoperta personale. dio ha voluto l’uomo capace di una risposta libera, e dunque la responsorialità nella fede presuppone anche una responsorialità nella storia. l’essere è comunque il presupposto di possibilità della rivelazione. dio si conosce solo nella fede, ma dentro l’essere.

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religioni

 

 -induismo-

ramanuja: «conosciamo dalle scritture che esite una suprema persona la cui natura è assoluta felicità e bontà, che è totalmente opposta ad ogni male, che è la causa della conservazione, della dissoluzione del mondo, che è diversa in natura da tutti gli esseri, che è onnisciente, che con il suo pensiero e volere effettua i suoi propositi, che è un mare di misericordia, a cui non vi è alcuno di uguale o superiore, ed è il supremo brahman».

 

il cristianesimo è una religione?

in origine i cristiani prendono nettamente le distanze dalla religione pagana e vengono qualificati come “atei” anche perché avevano la sola legge dell’amore, in contrapposizione alle abbondantissime legislazioni e prescrizioni e regolamenti del mondo romano e di quello giudaico. il cristianesimo non è un sentimento religioso «dal basso», ma è una grazia «dall’alto», una rivelazione:

     preghiera: al padre, per fare la sua volontà (mc 14,36)

     culto:   offerta di sé (rom 12,1; eb 13,15-16)

     sacrificio: la croce di cristo: farne “memoria” (lc 22,19)

     sacro    :    niente tabù (cose, luoghi, persone... tutto viene desacralizzato). desacralizzato dio: è il dio-con-noi-in-modo-umano. desacralizzato il sacerdozio: non più hiereis ma presbiteri ed episcopi: gesù è sacerdote, ma in modo unico e irripetibile.  desacralizzati i luoghi sacri (at.17,25;gv.4,22-23).     desacralizzato il tempo, i cibi, ecc. [nello stesso tempo ha consacrato tutto, nella incarnazione]. nel corso del tempo, ha assunto una forma religiosa, strutturandosi con dottrina, templi, riti, ecc. “è la vera religione, o è un tradimento?”(agostino). c’è contrasto tra fede (dono dall’alto) e religione (sforzo dal basso)? k. barth: la fede cristiana -nel movimento dell’incarnazione- è capace di assumere e redimere tutti gli elementi sani dell’umanità. la grazia opera dappertutto: non bisogna coltivare prevenzioni negative. la fede deve incarnarsi nella storia, deve farsi cultura, struttura, sacramento: occorrono alla fede delle «forme religiose». il cristianesimo è una fede, qualcosa di soprannaturale, da dio; ma in quanto si incarna in forme storiche, è anche una religione, attingendo alla natura. è una religione per le forme, ma ha un contenuto soprannaturale, rivelato.

l'esistenza cristiana nel segno dell'eschaton

ovvero del  "tempo ultimo", del compimento della storia della salvezza, mentre ora ci troviamo nell'èra escatologica intermedia. l'evento cristologico fonda e personifica in sé l'escatologizzazione del tempo. l'eternità di dio antecede l'origine del tempo, quindi l'eternità è il principio del progetto storico, possiamo così parlare di un significato escatologico della storia. e' così naturale l'irruzione dell'eternità nel tempo, gli interventi salvifici di dio determinano  la consumazione della storia. il concetto di eternità è la conclusione e la consumazione del tempo. l'incarnazione dell'azione di dio avviene nel tempo, così possiamo parlare di permanenza e perpetuità dell'incontro tra storia ed eternità. la croce, la sofferenza dell'uomo innocente è giudizio definitivo della storia del male come predominio dell'infedeltà dell'uomo. nella sofferenza dell'innocente trionfa il disegno di dio ed il giudizio di dio(gv 3,16s). la potenza della croce si rivela e diventa operante nella risurrezione, nel trionfo della vita sulla morte. il giusto non è rimasto prigioniero. nella risurrezione brilla l'amore esemplare di dio. lo spirito compie l'universalizzazione dell'avvenimento di salvezza. ora c'è qualcosa di nuovo, nella libera decisione dell'uomo che si prepara all'incontro definitivo con il mistero di amore e salvezza già compiuto ma non ancora pienamente realizzato. il paradiso   non chiude la storia ma rafforza la dinamica della speranza, verso la piena consumazione che è la parusia. certo la risurrezione è un avvenimento reale ma storicamente non sperimentabile se non nella potenza dello spirito come è testimoniato in alcuni santi, i quali sono segno profetico che rimanda ai nuovi cieli e alla terra nuova, dove avrà stabile dimora l'amore che tutti aspettiamo e che tutti cerchiamo già di realizzare così come è possibile su questa terra.

nella chiesa peregrinante,

 i credenti camminano insieme prendendosi per mano. la chiesa è una comunità escatologica (lg 48). la grazia è ecclesiale perché la grazia è evento di comunione, cioè di amore. la comunità dei credenti, la chiesa è presenza anticipata al regno di dio, ed accoglienza di tale dono. ma tutta la storia è attesa della consumazione e del compimento nella transitoria condizione incompiuta e peregrinante del presente, nella provvisorietà della chiesa presente e universalizzazione e cosmicizzazione dell'evento salvifico.

nella vita del singolo credente

 la fede escatologizza fortifica l'esistenza del credente, facendolo accedere già ora alla ai frutti della vita eterna. certo questo cammino implica il superamento vittorioso del giudizio della persecuzione, che ha la finalità purificatrice, nella testimonianza come impegno della libertà umana a decidersi pro o contro dio. consapevole che la realtà terrestre non è definitiva ma piuttosto provvisoria.

 

-dio si rivela all'uomo-

concilio vaticano ii,  dei verbum, 18 novembre 1965 [2] piacque a dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di cristo, verbo fatto carne, nello spirito santo hanno accesso al padre e sono resi partecipi della natura divina. con questa rivelazione infatti dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. questa economia della rivelazione avviene con eventi e con parole intimamente connessi tra loro, in modo che le opere, compiute da dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e la realtà significata dalle parole, e le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto. la profonda verità, poi, su dio e sulla salvezza degli uomini, per mezzo di questa rivelazione risplende a noi nel cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione.

 

la specificità del cristianesimo

in concreto, non esiste la religione, ma le religioni, con differenze ancor maggiori delle somiglianze. diversità nella concezione del trascendente, ma diversità anche negli elementi comuni (es. la preghiera).

1. storicità: ce ne è noto il fondatore.

2. universalità: tende ad incarnarsi in ogni cultura.

3. rivelata: non è semplice frutto di saggezza umana

4. escatologicità: concezione del tempo non circolare ma lineare (specificità assoluta).

1. la trinità: se ne può dimostrare la non-assurdità, ma non dedurlo razionalmente.     * monoteismo sì, ma non ‘solitario’, bensì ‘trinitario’. * un dio personale. * un dio che è il padre di gesù e nostro.

2. l’incarnazione: una persona divina (la seconda), che ha assunto in eterno la natura umana. non un uomo divinizzato, ma un dio fatto carne. gesù di nazareth, a partire dalla sua identità ontologica, è il maestro e salvatore. la santità del cristianesimo non implica la santità dei cristiani sopra i credenti delle altre confessioni.

 

teologia cristiana delle religioni

dio vuole che tutti gli uomini siano salvi (1tm 2,4). volontà ‘universale’ ed ‘efficace’ di ‘salvezza’, cioè di ammissione alla comunione piena con lui. tale disegno si realizza in cristo anche indirettamente, l’unico mediatore, e non vi è altro nome nel quale vi è salvezza (at 4,12). è necessaria la fede soprannaturale, dono di dio, risposta  dell’uomo a dio che si rivela in cristo: oscura, implicita, ma viva nell’adesione alla coscienza.

come dio salva quelli che non sono nella chiesa? «nel modo che dio sa» lo spirito mette in contatto col mistero pasquale: lg 16, lg 22. infatti secondo la bibbia: dio si interessa dei gentili. ma secondo la bibbia e i padri, le religioni sono idolatria. [cf. contesto di persecuzione; cf. giustino e gli spermata tou logou].

le altre religioni: - hanno valori positivi, veri e santi (nae 2): semi gettati da dio; - hanno dottrine e riti che veicolano i valori, in modo quasi sacramentale; - la chiesa è via ordinaria e perfetta, ma possono esserci vie straordinarie e imperfette; - la chiesa ha comunque un posto unico;

 

c’è rivelazione nelle scritture delle altre religioni,

 ma la rivelazione cristiana è specifica per: - storicità (dv 2: eventis verbisque): dati ed interpreti   qualificati; - progressività: mediante eventi incompleti per sé e aperti al futuro; - gesù è la rivelazione assoluta e definitiva;  - unicità (dv 4: nessun’altra rivelazione pubblica); c’è ispirazione nei libri sacri delle altre religioni, perché lo spirito santo soffia dove vuole - il verbo agiva anche prima dell’incarnazione - il carisma profetico non è del solo popolo ebraico - i libri sacri sono stati strumenti di grazia e salvezza: lo spirito santo ha parlato anche per mezzo dei santi pagani. maometto, non è il “suggello dei profeti”, ma il corano contiene verità capaci di alimentare la vita di moltitudini. sono le religioni positive sono preparazioni all’incontro con cristo.

 

le religioni senza dio:

l'altra realtà non esiste come un ente a sé, non ha un volto, è uno stato nuovo nel quale il soggetto passa ad esistere. il divino non è un "tu".

nel giainismo, i liberati dalle imperfezioni, i "vittoriosi" entrano nella perfezione dell'assoluto.

nel buddismo theravada: il saggio percorre il sentiero che lo conduce dentro lui stesso al nirvana, uno stato di felicità che consiste nell'assenza di sensazioni.

nella tradizione advaitica indiana: l'uomo, attraverso una serie di negazioni, accede al brahaman-atman, centro intimo senza esteriorità, altra faccia del cosmo, al quale deve riconoscersi identico.

nel  taoismo: legge dell'eterno ritorno, in cui principio e fine coincidono.

nel buddismo mahayanico: il dharma è una legge sussistente che ognuno deve onorare, rispettare, servire. 

nello zen: "il supremo non ha né forma, né percezione, né nome, né concetto, né conoscenza".

 

nelle religioni teistiche

esistono degli esseri supremi, talora in gran numero e divisi in classi:

1. - india:

 templi a vishnu e shiva.

2. - shintoismo:

 il principio supremo è raffigurato nella dea amaterashu.

3. - confucianesimo:

 principio supremo è il dio del cielo.

4. - buddismo:

 talora lo stesso buddha è divinizzato.

5. - in nuove religioni giapponesi:

 principio supremo è un 'grande padre'.

nelle religioni ateistiche

vi è la tendenza a passare dal molteplice all'uno (legittima anche nel monoteismo purché non si elimini l'identità di dio come persona individuale), e la tendenza alla proliferazione di dèi e demoni.

 

i nuovi movimenti religiosi

l’uomo scettico si apre all’ateismo, l’uomo inquieto si apre alle sette.

 

tipologia di vari movimenti religiosi

a. cristo sì, chiesa no.       

rifiutata la chiesa come mediazione di salvezza.   

sette con retroterra cristiano: testimoni di geova, mormoni, ecc.

b. dio sì, cristo no.

rifiutato il ruolo di cristo come unico salvatore. riscoperta delle religioni euromediterranee arcaiche e religioni orientali, da india, cina, tibet.

c. religione sì, dio no.

     si rifiuta dio, o almeno dio come persona e come distinto dal mondo: panteisti. oppure concentrati sull’uomo e sul suo “potenziale”, ma si parla poco di dio: scientology e      “psicoterapie”.

d. sacro sì, religione no.

rifiuto della religione come sistema legato a dottrine e istituzioni: new age.

 

ritorni della magia.

magia popolare - esoterismo - nuovi movimenti magici. la salvezza è conquistata mediante il rito, i gesti.

 

ritorni dello gnosticismo.

la salvezza si consegue attraverso il possesso di determinate conoscenze. dualismo, uguale importanza del bene e del male.

 

monismo panteista:

 esiste solo l’uno, di cui il resto è scintille. la salvezza non è dono, ma è conquistata con la conoscenza.

 

nella nuova religiosità

credenza nella reincarnazione, messaggi dall’aldilà, ufo, apparizioni, veggenti, guaritori. il problema dell’autenticità è unico: “la chiesa giudica la rivelazione e discerne gli spiriti!”

 

i principali nuovi movimenti

 

-testimoni dl geova-

il fondalore, charles tase russel, nacque a pittsburgh, pennsylvania, stati uniti, nell'anno 1852. i suoi genitori erano presbiteriani, mentre lui divenne avventista. l'anno 1870 organizzò un corso nella sua città natale per studiare la bibbia. qui ebbe l'opportunità di conoscere gli studi di william miller circa la seconda venuta di  cristo. questi, interpretando daniele 8,14 «dopo duemilatrecento mattine e sere, il santuario sarà purificato» e dando ad ogni giorno il significato di un anno cominciando a contare dall'anno 457 prima di cristo, quando esdra tornò a gerusalemme con gli ebrei esiliati in babilonia, era arrivato alla conclusione che nel 1843 cristo sarebbe tornato sulla terra. nonostante il fiasco rotondo di miller, il giovane studente della bibbia, charles russel, restò impressionato dal clima di attesa che questi studi avevano creato nella gente e volle approfittarne per fondare un nuovo gruppo religioso. nel 1876 fece la grande scoperta, seconde cui cristo era tornato due anni prima in forma spirituale, come «spiritualmente» era risuscitato tre giorni dopo la morte. si proclamò come l'ultimo dei sette messaggeri, inviati da dio per illuminare coloro che vivono nelle tenebre. la sua missione era quella di preparare il regno millenario di cristo, che durerebbe dal 1914 al 2914. intanto tutte le sue energie devono essere impegnate a distruggere gli errori delle religioni esistenti. per ottenere questo, nell'anno 1879 fondò la rivista «torre di guardia e araldo della presenza di cristo». torre di guardia era il posto in cui anticamente si metteva la sentinella per avvistare l'arrivo di un nemico alla città. nel 1884 fondò la «watch tower bible and tract society» (società biblica della torre di guardia e dei trattati). médiante le offerte dei seguaci e i guadagni che ricavava dalle pubblicazioni, riuscì a impiantare una grande tipografia e a comprare grandi proprietà. mentre i successi in campo proselitistico suscitavano grande interesse nell'opinione pubblica, la sua condotta lasciava molto a desiderare. nel 1897 la moglie di russel, con l'accusa al marito di crudeltà e infedeltà matrimoniale, ottenne il divorzio. russel appellò cinque volte senza ottenere niente. più tardi dovette comparire davanti ai tribunali sotto l'accusa di vendere «grano miracoloso» a sessanta dollari il barile. infatti, egli assicurava che il suo grano avrebbe prodotto quindici volte più del raccolto normale; ciò che non successe mai. fu condannato a restituire il danaro. vendette anche «fagioli millenari» e «medicine miracolose» per curare l'appendicite, il tifo e il cancro. finalmente arrivò il 1914, anno in cui cristo sarebbe tornato a riunire il suo ovile e dar inizio al millennio di felicità. inoltre, gerusalemme sarebbe stata liberata dal dominio pagano e sarebbero scomparse tutte le chiese, e specialmente la chiesa cattolica, i governi, le banche e le scuole. ma non successe niente di tutto ciò. al contrario, dal

1914 al 1917 l'umanità fu scossa tremendamente dalla prima guerra mondiale, che seminò in tutte le parti morte e desolazione. davanti a un fiasco così evidente. russel tornò a studiare la bibbia, arrivando alla conclusione che  effettivamente cristo era tornato nel 1914, ma in una maniera discreta, senza che nessuno se ne fosse accorto, aveva lottato contro satana e lo aveva cacciato in un altro luogo, dove satana continuava a fare del male. nell'anno 1916 morì russet mentre viaggiava da los angeles a brooklin, dove aveva stabilito il quartiere generale della sua setta. gli successe rutherford, che fece ogni sforzo per cancellare dalla mente degli «studenti della bibbia» (così si chiamavano prima i testimoni di geova) il ricordo del loro fondatore. rutheford annunciò per il 1918 il ritorno di cristo. quando si constatò il nuovo fiasco, disse che aveva parlato del ritorno al tempio spirituale dei 144 mila eletti, in cui cristo era tornato per purificarlo. nel 1919 lanciò la rivista quindicinale, chiamata «la età d'oro», che con gli anni cambiò nome: nel 1937 si chiamò  «consolazione» e nel 1946 «svegliatevi». cambiò anche il nome dei membri dell'organizzazione in «testimoni di geova», intorno all’anno 1930. dal 1922 rutherford cominciò una campagna sistematica contro la chiesa cattolica, trasmettendo conferenze per radio.  secondo lui, «il principale nemico di dio, e, conseguentemente, il più grande nemico di tutta la società, era la organizzazione religiosa romana». accusava la gerarchia cattolica di essere la «prostituta», «la grande babilonia», «la madre di tulle le abominazioni che ci sono sulla terra». nel 1920 rutherford aveva fatto una grande profezia, secondo cui nell'anno 1925 sarebbero risuscitati gli antichi patriarchi abramo, isacco e giacobbe ed altri giusti dell'antico testamento, per godere la piena felicità nel nuovo mondo, che doveva iniziare precisamente quell'anno. a tale scopo fece costruire un magnifico palazzo nei pressi di san diego, california. ma ancora una volta, con l'arrivo del 1925 non successe niente, tra lo sconcerto generale. rutherford non si scoraggiò, né diede spiegazione alcuna. aspettò fino al 1930 e poi occupò personalmente il palazzo, vivendo come un pascià fino al giorno della sua morte, che avvenne nell'anno 1942. gli successe, nella presidenza dei testimoni di geova, natan homer knorr. anzitutto, questi cercò di cambiare tattica nelle relazioni umane, davanti alle forti reazioni contro l'atteggiamento fanatico di rutherford da parte dei governi e delle chiese cristiane, accusate tutte di essere «sataniche». consigliava di avere un tono cortese nelle conversazioni, cercando di essere persuasivi e convincenti, anziché indiscreti e dogmatici. a lui si deve l'attuale organizzazione dei testimoni di geova, la preparazione dei missionari e la fondazione della scuola  biblica gilead, da cui uscì la traduzione della loro bibbia (traduzione del nuovo mondo delle sacre scritture), completamente travisata. anch'egli indicò la sua data della fine del mondo: il 1975. ma, come in precedenza, anche lui si sbagliò. molti ne restarono delusi e se ne uscirono, ma altri continuarono nella speranza di assistere da un momento all'altro alla «conclusione di questo sistema iniquo di cose». nel 1977 morì anche natan knorr, nonostante le sue ripetute assicurazioni che non sarebbe mai morto. ne ha preso il posto all'età di 86 anni, l'attuale présidente: frederick w. franz. secondo lui, la fine del mondo è imminente, ma non ha specificato data alcuna. tutti i testimoni di geova devono ripetere che chi entra a far parte della loro organizzazione non morirà mai. si calcola che un terzo di loro sono usciti negli ultimi anni. il caso più clamoroso è stato quello dello stesso nipote dell'attuale presidente, raymond franz. costui era stato incaricato di preparare uno studio contro la chiesa cattolica, utilizzando tutti gli archivi della setta. ma, davanti agli orrori dell'organizzazione, gli si aprirono gli occhi e se ne usci, scrivendo un libro intitolato «crisi di coscienza». dottrina -geova è il nome di dio.   non esiste la trinità. -dopo la nascita di gesù, maria ebbe altri figli. non è vergine. -non serve il battesimo dei bambini. -sono proibite le immagini. -l'anima muore con il corpo. -non esiste il purgatorio. -è proibito mangiare la carne degli animali impuri.  è proibito mangiare il sangue degli animali.  sono proibite le trasfusioni di sangue. -il battesimo è un segno della decisione che uno prende di seguire la volontà di dio. -la cena del signore è un ricordo. -non esiste la trasmissione dei poteri, mediante l'imposizione delle mani (ordinazione). -tutti formano la «nazione santa» e il «popolo sacerdotale». -si ammette il divorzio, quando un coniuge è infedele. solamente la parte innocente lo può chiedere. -gesù cristo non è dio, è la prima creatura, che uscì dalle mani di dio. è il figlio unigenito di dio, nel senso che fu creato direttamente da dio. tutte le altre cose furono create per mezzo di lui. prima di nascere come uomo sulla terra, gesù aveva servito nei cieli come «la parola», cioè uno che parlava in nome di dio. cosi interpretano gv 1,1,3; 14,28; col 1,15. secondo russel, si tratterebbe di un arcangelo; secondo rutherford e altri, di un dio creato. la citazione biblica su cui più insistono i testimoni di geova per affermare che gesù non è dio, è la seguente: il padre è più grande di me» (gv 14,28). secondo loro, ciò vorrebbe dire che se il padre è dio, il figlio dovrebbe essere uomo. ma questo è completamente sbagliato. infatti, padre e figlio sono sempre délla stessa natura: se il padre è dio, anche il figlio è dio. ma, allo stesso tempo, il padre è sempre più grande del figlio. nel caso concreto che stiamo trattando, il padre è sempre più grande del figlio, proprio perché è l'origine dell'essere divino; mentre il figlio è generato dal padre. in più, il figlio è anche uomo, per cui è «inferiore» al padre. si spiega cosi l'espressione: «ii padre è più grande di me» (la chiesa cattolica e le sette protestanti, flaviano amatulli - apostoli della  parola - ed. studio stampa - foggia, giugno 1995 //// ufficio catechistico diocesano curia vescovile - via s. benedetto, 1 - 70014 conversano (ba) tel. 080/995.14.28).

 

hare krishna:

 «società internazionale per la coscienza di krishna» la saggezza è nel bhagavad-gita e nel bhagavad-purana. cuore di tutto è la bhakti, devozione a krishna. le pratiche del culto sono date dalla recita/canto dei nomi di krishna, per inondarne il mondo - sobrietà nel cibo (vegetarianesimo), nella bevanda, nel divertimento, nel sesso. occorre cambiare il nome, e affidarsi ad un maestro, cintura sacra, servizio nel tempio  - recita del japa di 108 perle, sedici volte al giorno, con i nomi di krishna.

 

meditazione trascendentale:

 l’essere è uno solo, e sta a fondamento di tutto il reale. 1- il pensiero è vicino all’essere e deve solo raccogliersi, per capirsi come parte dell’intero;

2-la meditazione è il modo per arrivare all’essere;

meccanica di meditazione di venti minuti. recitazione del mantra.

 

gli arancioni di bhagwan shree rajneesh:

 l’esistenza è dio: dilatazione della coscienza non verso l’io, ma verso dio che sta a fondamento di ogni realtà. divenire consapevoli. senti che esisti attraverso l’apertura sul reale:

1- nella meditazione e nel silenzio ci si accorge che c’è solo il tempo presente; 2- giocare e danzare la vita; 3- aver fiducia nel maestro e sottomettersi a lui; 4- l’unico peccato è l’ego; 5- saper vivere sempre nella ricerca e nel dubbio.

pratiche: portare vestiti del colore del sole che sorge; il mala di 108 perle con la foto di r.; usare il nuovo nome; meditazione; preghiera mattutina e preghiera serale alla presenza del maestro.

 

dianetics. la chiesa di scientology:

 l. ron hubbard, dianetics. scienza moderna della salute mentale. finalità dell’uomo è sopravvivere in quattro dinamiche (io, sesso, gruppo, genere umano). mente analitica: mente che sa ordinare i dati percettivi.

mente reattiva: risposta improvvisata ad una situazione di pericolo, causa degli ‘engrammi’, risposte non necessariamente correlate alle provocazioni. chi non è aberrato dagli engrammi, è clear, cioè liberato. terapia è l’auditing. scientology. i fondamenti del pensiero:     riferimento alle vite passate. otto dinamiche.      elettrometro. thetan: uno spirito descritto però con categorie fisiche. dio infinito: un prolungamento illimitato dell’energia, un assoluto intramondano. la religione come sfondo di una visione del mondo a carattere tecnico scientifico. fondata nel 1954 da lafayette ron hubbard (1911-1986), la chiesa di scientology si è presto diffusa in tutto in mondo, spesso accompagnata da feroci polemiche (scientologia religione e gnosticismo di pierluigi zoccatelli, messaggero di sant'antonio, febbraio 1997 p.38-41). secondo gli specialisti roland chagnon e régis deriqueborurg si tratta della reazione della società contemporanea a qualcosa che rompe i suoi schemi abituali mediante la pretesa di presentarsi non solo come religione e filosofia, ma anche come scienza esatta e insieme tecnologia capace di assicurare risultati straordinari nell'ordine spirituale: rimane il fatto che fra le nuove religioni nate in occidente, la chiesa di scientology continua a suscitare dibattiti spesso violenti. gli studiosi della materia sono soliti utilizzare la categoria di "religioni dal potenziale umano": gruppi che propongono agli uomini un radicale miglioramento delle proprie potenzialità secon-do mezzi autodiret-tivi - famoso è lo slogan: "fa esplodere il vulcano che è in te" - e che danno vi-ta a movimenti considerati la realizzazione com-piuta sul piano psicolo-gico del principio individualista per cui ognuno, in questo caso, è psicologo a se stesso, e che si collocano così nella tradizione che giovanni filoramo ha efficacemente studiato come "religione del se", dianetics (dal greco "dià", che significa "attraverso", e "nous", che significa "spirito") e scientology (dal latino "scio",  "conoscere", e dal greco "logos", "sapere", perciò, la conoscenza del sapere) sono, rispettivamente, una metodologia e una filosofia religiosa. pochi personaggi, nel mondo delle nuove religioni, possono vantare una biografia più controversa di questo fondatore:  ricostruzioni agiografiche e critiche avvelenate presentano su numerosi punti versioni contrastanti, senza che su molti punti della sua carriera pre-scientologica sia possibile convenire su conclusioni comuni. si sa per certo che, dopo una giovinezza trascorsa nel montana, hubbard viaggiò molto, conobbe precocemente la psicoanalisi (da cui rimase sempre influenzato, pur criticandola violentemente) e iniziò una prolifica attività di scrittore di fantascienza,  riscuotendo nel settore un notevole successo. un aspetto sul quale le versioni contrastanti sono particolarmente in antitesi fra loro è il significato della partecipazione di hubbard, nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra muiidiale (alla qua1e avrebbe partecipato come ufficiale di marina), alle attività della loggia californiana agape dell'oto (ordo templi orientis, diretto dal celebre "mago nero" aleister crowley), dedita a pratiche di magia sessuale. con la sua usuale precisione, così espone le tesi il professore massimo introvigne: "secondo le fonti dell'oto, hubbard, dopo essere entrato nella loggia, avrebbe cercato di derubare il suo maestro jack parsons (un chimico che finirà per credersi l'anticristo e per morire nello scoppio del suo laboratorio nel 1952) fuggendo con il suo denaro e la sua ex compagna. secondo gli scientology (e la loro versione è corroborata da una discreta documentazio-ne) hubbard si sarebbe invece, d'intesa con le autorità americane, infiltrato con successo in una organizzazione di "magia nera" per distruggerla; ed è vero che occorre qualche sforzo per trovare anche solo un'eco lontana della magia dell'oto nella scientologia". una cosa è certa, alla fine degli anni quaranta hubbard elabora (o termina di mettere a punto) il volume dianetics,  scienza moderna della salute mentale e lancia un nuovo metodo terapeutico che riscuote un notevolissimo successo, creando una reazione generalmente ostile nella comunità medica, in particolare presso gli psichiatri (il che spiega, almeno in parte, le punte particolar-mente vivaci delle polemiche fra le due parti, ancora oggi tutt'altro che sopite). l'applicazione su larga scala delle sedute di terapeutica mentale, chiamate auditing, da cui emerge sempre più spesso materiale su vite passate e su altre esperienze, che sembra richiedere un quadro dottrinale più ampio; ê la necessità di una organizzazione sempre più strutturata, inducono hubbard a fondare, nel 1954, a los angeles, una religione: la chiesa di scientology. con la diffusione in america, in australia e in europa (dove hubbard si trasferisce nel 1959, nella residenza inglese di saint hill manor), arrivano anche le feroci polemiche. dapprima hubbard si rifugia à bordo di una nave, l'"apollo", dove si imbarca nel 1966 per rimanervi  sino al 1975 e da cui dirige una sorta di congregazione religiosa scientologica - la sea organization, l'"0rganizzazione del mare" - vincolata da un giuramento della durata di un miliardo di anni. una volta "sceso a terra" e abbandonate le sue  posizioni di dirigente della chiesa di scientology, hubbard dichiara di dedicarsi esclusivamente alla ricerca per il miglioramento della "tecnologia". dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 1986, l'espansione della chiesa di scientology è stata certamente significativa. alla metà degli anni novanta, questa religione  le cui scritture sono costituite sulla ricerca, i libri e le conferenze registrate  di ron hubbard: oltre 500 mila pagine di scritti, quasi 3 mila conferenze registrate e oltre 100 film - è diffusa in 2318 chiese, missioni e gruppi, presenti in 107 paesi del mondo, con un personale volontario di quasi 13 mila membri.  in italia - dove i membri ammontano complessivamente a circa 5 mila aderenti - la prima chiesa di scientology è nata  a milano nel 1978; da allora ne sono sorte altre dieci: brescia, catania, brianza, novara, nuoro, padova, pordenone, roma, torino e verona. va precisato che il numero di membri di scientology è questione controversa fra gli stessi specialisti. quando si parla di 6 o anche 8 milioni di praticanti nel mondo, si fa riferimento alle persone che hanno frequentato almeno un corso ma studi attendibili dimostrano che solo il venti per cento delle persone che si accostano a scientology ne fanno ancora parte dopo tre o quattro anni. valutazioni più realistiche parlano di poco più di 1 milione di persone che si considerano effettivamente scientologi. d'altronde, la pratica è notevole e la scientologia, come tanti altri nuovi movimenti religiosi, assomiglia più a una stazione che a un palazzo: è affollata, ma se ci sono molte persone che arrivano ce ne sono anche molte che partono.

 

cenni dottrinali:

la dianetica e scientologia, come abbiamo accennato, rappresentano due fasi distinte della esposizione di hubbard. nella visione dell'uomo di dianetica, la vita psichica dell'essere (paragonato volentieri a un computer) può essere aiutata a percorrere un cammino a ritroso sulla "pista del tempo" - attraverso le sessioni di auditing, una tecnica in cui è usato l'"emeter": un elettrometro paragonabile alle macchine della verità - alla ricerca degli "engrammi", cioè delle percezioni anomale che ogni uomo registra nel suo "mentale negativo" nei momenti di dolore o disturbo fisico o emotivo. mediante la terapia dell'auditing - spesso criticata per i costi non indifferenti: le prime sessioni sono economiche, ma al termine di ogni ciclo si è invitati a seguirne un altro -, il paziente si libera  progressivamente dagli "engrammi" fino a cancellarli, raggiungendo così l'invidiabile condizione di clear a cui si accompagnano vantaggi di ogni genere: dall'aumento del quoziente di intelligenza al miglioramento della salute fisica e del successo negli affari. pervenuti allo stato di clear, l'itinerario non è però terminato. occorre passare dalla dianetica - che, secondo le parole di hubbard, "appartiene al mondo della psicologia - alla scientologia, fase più propriamente religiosa del viaggio  hubbardiano. tra dianetica e scientologia vi è certamente continuità. in effetti, la dianetica parla di otto dinamiche in cui si manifesta l'aspirazione alla sopravvivenza; di queste, la settima e l'ottava - che riguardano l'immortalità e l'infinito - possono essere considerate il campo proprio della  scientologia. la scientologia, che riposa su un'idea molto simile a quella reincarnazionista, si propone di far raggiungere all'uomo i vari livelli di ot ("tethan operativo"), e fonda la propria cosmologia su un mito di sapore gnostico secondo cui i tethan, spiriti puri esistiti fin dall'origine, crearono gli universi di mest (materia-energia-spazio-tempo). così riassume il mito di origine della scientologia lo specialista roland chagnon: "all'origine i tethan esistevano da soli, onnipotenti, onniscienti, indistruttibili e immortali. ma non avendo niente da fare, soffrivano della loro stessa immortalità. per uscire dalla noia, decisero di giocare un gioco, creando universi. tuttavia, i tethan caddero vittime del loro stesso tranello. si fecero assorbire dagli universi che avevano creato, universi fatti di materia, di energia, di spazio e di tempo, fino a dimenticare che ne erano i creatori. di conseguenza, persero la loro potenza e la loro onniscienza. oggi, giacché i tethan hanno dimenticato la loro autentica identità spirituale, credono di essere dei corpi". grazie alla scientologia, seguendo i passi di un cammino iniziatico - i gradi più alti sono tenuti segreti e gli insegnamenti, secondo quanto riferiscono alcuni transfughi, farebbero riferimento alle disgrazie dell'umanità in seguito ai misfatti di un tiranno, chiamato xenu, capo della confederazione intergalattica di 75 milioni di anni fa -, i tethan ricordano la loro origine e possono diventare di nuovo "operativi": totalmente liberi e identificati con l'assoluto: con dio, che non viene negato, ma di cui si parla molto poco. la breve ricostruzione che abbiamo fornito non esaurisce, naturalmente, tutta la complessità del sistema  dottrinale di scientologia, in cui non di rado lo studioso rinviene tracce delle capacità creative tipiche di uno scrittore di fantascienza quale fu ron hubbard. la ricerca religiosa è completata anche da una ricerca etica, di non ampio spettro, che si riduce a una serie di semplici prescrizioni non lontane, tutto sommato, dalla tradizione morale occidentale. oltre alle indubbie originalità del pensiero di hubbard, ci pare che la caratterizzazione di dianetica e  di scientolo-gia sia la riproposta di tematiche religiose a sfondo gnostico, incompati-bili con la fede cristiana, caratteristiche della deriva utopica dei nuovi movimenti religiosi del "potenziale umano" (messaggero di sant'antonio, febbraio 1997 p.38-41).

 

new age:

stiamo per entrare in una nuova era, l’era dell’aquario -niente strutture, né gerarchie, ma un metanetwork. non c’è una dottrina, perché non esiste la verità, tutto è relativo. radici: spiritualità alternative, interesse per le religioni non cristiane -cristianesimo esoterico -spiritismo -occultismo -neopaganesimo -ufo -astrologia -terapie alternative, medicina olistica -movimento vegetariano -psicologie alternative -movimento della recovery -organizzazioni sociali alternative -ecologia profonda -nuova politica -reincarnazione -il biofeedback, -alchimia -yoga, -arti marziali -occultismo -divinazione -agopuntura -tarocchi, -zen, -mitologia -chiaroveggenza.

principi:

 -non c’è verità, ognuno ha la sua

 -tutte le religioni sono uguali, e non serve a niente la religione della domenica

 -trasformare le attività della vita quotidiana

 -salvezza istantanea, benessere

 -dio interdipendente col mondo, che è interdipendente con dio (panteismo, gnosticismo).

 -uomo: «noi siamo dio»: dio è il potere spirituale che è in noi, rispetto al quale è co-creatore.

 -cristo è la scintilla interiore che è dentro ciascuno di noi, scintilla dell’unità ultima, il cristo cosmico che è l’io, è di ogni creatura. gesù di nazareth è colui che ha realizzato in modo sovraeminente il cristo cosmico. cristo futuro, maestro universale che deve venire: cristo-maytreia. coscienza planetaria (ecologia profonda).

    

-religioni del potenziale umano

- "fa esplodere il vulcano che è in te"

 

 

la chiesa unificazionista di sun myung moon:

 «associazione spirituale per l’unificazione del mondo cristiano». influsso della dottrina confuciana dello yin e dello yang; una chiesa che unifichi tutte le religioni;     importanza della famiglia.

 

quattro pilastri:

i. l’universo non è una macchina, ma un organismo vivente, e tutti formiamo una famiglia: monismo-panteismo.

ii. yin e yang: comunione. no al cristianesimo che è divisione. iii. l’io conscio è immerso nell’oceano dell’inconscio collettivo (miti e leggende). il sé profondo coincide con dio. dio è la parte più profonda di noi (intuizione - esperienza - reincarnazione). (rebirth - channeling).

 iv. astrologia: toro -ariete -pesci -acquario. enneagramma: stella aperta a nove punte, per classificare i tipi umani.

moon (approfondimento)

conclusione e confutazione:

- la fede non è una vaga forma di esperienza di sé, ma la naturale risposta all’impulso della trascendenza, ma stare alla presenza di dio.

- dio e l’uomo sono liberi e distinti: così possono amarsi.

- la preghiera non è introspezione,  ma un entrare nella sua volontà.

- l’uomo è buono, ma da solo non ce la fa: ha bisogno della grazia.

- la sofferenza e la morte ci sono ed hanno una pregnanza.

- i metodi di ascesi di queste sette sono a volte pericolosissimi.

 

nuovi movimenti religiosi

- la sfida ad essi può essere condotta:

1- sul concetto di felicità come unica dimensione antropologica.

2- sulla necessità di contrapporre un’esperienza mistica personale.

3- ribadire la positività del corpo, affermare l’accordo tra religione e scienza, proclamare la promozione dell’io e della coscienza, come sbocco naturale della maturità spirituale.

 

            satya sai baba

l'organizzazione satya sai baba (di matrice orientale e sincretistica)(milizia mariana,una religione vale l'altra?, di giuseppe ferrari, p.20 sett. 1994, n.7). satya sai baba è nato il 23 novembre 1926 a puttaparti, un villaggio situato nell'india del sud, nello stato dell'andhra pradesh, quarto figlio di pedda venkappa raju e ishvaramma.

i genitori gli imposero il nome di satyanarayana, la divinità a cui si era rivolta in adorazione la madre poche ore prima della nascita del figlio. la sera dell'8 marzo 1940 a uravakonda, dove  frequentava la scuola superiore, ebbe una brusca reazione attribuita in un primo momento alla presunta puntura di uno scorpione al suo alluce destro; il giorno dopo cadde in uno stato di rigidità e di incoscienza. nei giorni che seguirono, satya cominciò a comportarsi in modo strano e isterico e ogni tanto si irrigidiva dando anche l'impressione di lasciare il corpo, cosa che avviene tuttora. i genitori, preoccupati, seguirono il consiglio di alcuni medici e di alcuni sacerdoti hindu e a un certo punto lo portarono da uno stregone, che utilizzò vari artifizi sottoponendolo anche a inauditi tormenti per espellere lo spirito maligno che riteneva si fosse impossessato del ragazzo; ma, nonostante questo tentativo, satya non tornò normale. il 23 maggio 1940, dopo aver cominciato a produrre varie cose apparentemente dal nulla, si fece chiamare sai baba, nome che significherebbe «santo padre e madre divina universali», secondo quanto affermato dai suoi devoti nella sua biografia ufficiale. il 28 ottobre 1940 è la data che segna l'abbandono degli studi da parte di satya e l'inizio della missione del guru tra i suoi devoti; missione che, secondo quanto affermato dallo stesso sai baba, si protrarrà fino al 2022, anno in cui ha preannunciato la sua morte. una delle peculiarità della spiritualità introdotta da sai baba è quella di ritenere tutte le religioni equivalenti e in ultima analisi di stemperarle nella propria visione religiosa; tant'è che, per esemplificare, il cristiano viene da lui sollecitato a essere un buon cristiano e nello stesso tempo a rivolgersi a lui per ogni necessità e a venerarlo, considerando tra l'altro che egli ritiene di essere colui che ha inviato gesù cristo (che é un avatara, cioè una manifestazione o discesa di dio sulla terra in qualche forma incarnata) superiore a cristo stesso. ciò viene preso in seria considerazione dai suoi seguaci provenienti dal cristianesimo, che arrivano ad adorarlo convinti della sua divinità. questo è certamente incompatibile con la professione della propria fede originaria, tanto più se si considera che il cristianesimo professa l'unica e definitiva incarnazione di dio nella persona di gesù di nazareth; non si vede pertanto come un cattolico possa continuare a frequentare i sacramenti, cibarsi del corpo e sangue di cristo nell'eucaristia, e contemporaneamente non ritenere gesù suo unico signore, incarnato, morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini. e proprio il caso di dire che il cristiano che segue sai baba arriva a rifiutare il creatore, colui che ha creato tutte le cose visibili e invisibili, per farsi schiavo di una creatura nella quale confidare nei momenti di bisogno e alla quale delegare le proprie responsabilità verso gli uomini e verso dio. a chi sì trova in questa situazione è opportuno ricordare le parole dell'apostolo paolo: «siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!» (1 cor 7,23). (milizia mariana,una religione vale l'altra?, di giuseppe ferrari, p.20 sett. 1994, n.7

 

 

 

preghiere

- accogli il soffio del padre,

egli viene in te eterno, egli si libra fecondo sul nulla e libera adamo dalla sua inerzia. vita alla nuova umanità! il tuo soffio scenda sulle zolle di terra ed i chicchi saranno un unico pane, tutti i fratelli si daranno la mano, vivranno in un mondo più umano.

 

-preghiera indù per avere coraggio-

rendici coraggiosi signore, di fronte a ciò che temiamo. tu, donatore generoso, stacci vicino col tuo aiuto. allontana il malevolo, il nemico. fa che gioiamo... di tutte le creature, fa che le armi dei nostri nemici non prevalgano su di noi. guidaci verso un mondo aperto: alla luce celeste, al coraggio ed alla benedizione. le tue braccia sono forti, o signore potente. noi confidiamo illimitatamente in te, l'atmosfera che respiriamo  instilli in noi coraggio, il coraggio ci custodisca perché siamo senza timore davanti all'amico e al nemico, che siamo senza timore di fronte al noto e all'ignoto, che siamo senza timore di giorno e di notte! fa che tutto il mondo ci sia amico (atharva - veda xix, 15)

 

-signore,

 senza di te noi rischiamo di costruire sulla sabbia, ma con te noi costruiremo sulla roccia. tutti i nostri sforzi rischiano di essere inutili, se tu ci manchi. vogliamo costruire la casa della nostra esistenza, della nostra famiglia, del nostro futuro, del futuro dei nostri figli, su una roccia resistente e non sulle sabbie mobili delle emozioni del momento, sulle idee di moda, sulla febbre del consumismo, sullo spirito di accaparramento... se tu sei con noi, siamo certi che andremo per i sentieri giusti, che faremo le scelte migliori per noi e per gli altri, che la nostra vita porterà… il segno della tua abbondanza, che costruiremo un futuro di pace e di fraternità….

 

- dove poso il capo, signore?

 dove poso il capo ancora non lo so! dammi la tua mano, la mano tua, signore; dammi la tua mano, che mi riposo un po'. lorenzo

 

-dalla lettera di s. paolo apostolo agli efesini:

 “fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel signore. comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, (giustizia e verita’). cercate ciò che è gradito al signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, poichè di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlarne... ma noi siamo figli della luce.”

 

-“quando cadrà il velo dai nostri occhi,

 quel giorno,  signore abbi pietà di noi. a noi che non abbiamo consapevolezza di essere cattivi, donaci la forza e l'amore per sostenere la verità che è dentro di noi e per accoglierci ancora. donaci l'amore per sostenere la verità. donaci la forza di rimanere e di non fuggire via dalla tua presenza. grazie signore. ecco l'importante della vita: aver visto una volta qualcosa, aver sentito una cosa tanto grande, tanto magnifica che ogni altra sia un nulla al suo confronto e anche se si dimenticasse tutto il resto, quella non la si dimenticherebbe mai più”. (soren kierkegaard)

 

è scritto:

 “tutti i peccati saranno perdonati ad eccezione del peccato, contro lo spirito santo, chi bestemmia contro lo spirito santo non avrà perdono in eterno”.

 

lo spirito santo

 è la stessa realtà aconcettuale e aconfessionale di dio. tutto suscita e vivifica, ama e purifica. amante del bene e della vita, consolatore di ogni vita. bellezza, stupore, tenerezza e armonia. cercato e amato, invocato con tutti i nomi della luce e della pienezza della vita. tutto viene attraverso lui e tutto con lui torna al padre. sapienza eterna ed insondabile, splendore abissale, ineffabile perfezione. tutto comprende, tutto ama, tutto perdona. ovunque crea figli di dio, si diletta di abitare nei loro cuore e li arricchisce di santi pensieri e sentimenti. santifica tutti gli uomini che cercano dio. anima dell’anima di tutte le cose, tiene unite le tante membra per dare vitalità a tutto il corpo. in lui non c’è odio o alcunché di imperfetto. ama e attira tutti nell’amore. ama tutti gli uomini e li conduce all’unità. odia la violenza, il possesso e la sopraffazione.  non c’è gioia nel cuore di un uomo se lui manca. lo spirito santo si sottrae immediatamente quando volontariamente ci si sottrae alla rettitudine.

rettamente cercato, non si lascia minimamente attendere, dolcezza ineffabile, si comunica non appena si opera il silenzio esterno e interno e si cerca con tutto il proprio essere il grande amore del padre. amore increato effuso dal padre, vera vita degli uomini.

 

esegesi

 

escatologia

 

 

gesù effonde lo spirito promesso

 

 

mosè, il faraone e noi

 

 

il passaggio del mar rosso

 

 

cristo la parola fatta carne

 

 

il risorto incontra i discepoli

 

 

maria, il dono di sé

 

 

il magnificat, cantico di maria

 

 

discorso umano su dio

 

 

dio si rivela all’uomo

 

 

zaccheo

 

 

il vangelo secondo matteo

 

la grande proposta del regno

 

il vero culto: elemosina, digiuno, preghiera

 

 

le parabole del regno

 

 

mc 1,16-20: pescatori di uomini

 

la preghiera del getsemani

 

il vangelo secondo matteo

 

gesù tentato

 

la grande proposta del regno

 

il maestro Gesù e i suoi discepoli

 

le parabole del regno

 

la preghiera dei discepoli

 

cristo vergine

 

epiclesi